Filmfestival Premio Lessinia

Filmfestival / Film in concorso

Alla scoperta delle antiche cave e miniere della Lessinia

Alla scoperta delle antiche cave e miniere della Lessinia

ITALIA, 2006, 27'
Regia Franco Vinco
Fotografia Franco Vinco
Montaggio Franco Vinco, Ada Vinco
Produzione Franco Vinco (Bosco Chiesanuova - VR)

Lessinia, montagna carsica, che cela nel suo sottosuolo un mondo segreto. Non sono soltanto le grotte a percorrere le profondità dei Monti Lessini, come quella della Fada Nana, raccontata in questo film, nella quale una campagna di scavo ha portato alla luce delle sepolture dell'Età del Bronzo, ma anche le antiche miniere di ferro, di manganese e carbone. Quella del Vajo del Paradiso è lunga ben 3 km.

Auf den Spuren der Cimbren

GERMANIA, 2006,18'
Regia Sigi Menzel
Sceneggiatura Sigi Menzel
Fotografia Sepp Wrmann
Montaggio Sigi Menzel
Produzione Bayerischer Rundfunk (Mnchen)

Un antico manoscritto della Biblioteca Bavarese di Monaco, riporta un elenco di 69 famiglie che, nel Medioevo, si spostarono dall'Abbazia di Benediktbeuern, in Baviera, al territorio veronese.
Il viaggio proposto in questo film parte prorpio dalla regione che alcuni storici ritengono il luogo di provenienza dei Cimbri che si insediarono sulle montagne veronesi, vicentine e trentine.  il Brgermeister di Benediktbeuern, il Signor Rauchenberger (montagna che fuma) che ci accompagna in questo viaggio in mountain bike sulle tracce dei Cimbri. Dalla Baviera fino a Luserna, il paese trentino dove ancora si parla questo antico idioma alto-tedesco. Da lass la vista spazia sulla Valsugana e sul lago di Caldonazzo e le parole delle antiche poesie in cimbro portano alla memoria le tracce e il fascino di un tempo remoto.
Auf den Spuren der Cimbren
Bel Baldo

Bel Baldo

ITALIA, 2006, 14’
Regia Maurizio Delibori
Fotografia Diego Delibori
Montaggio Diego Delibori
Musica Luciano Wesolowski
Produzione Deli Video (Affi - VR)

Un invito a scoprire il Monte Baldo, scrigno di tesori naturalistici tra il Lago di Garda e le montagne veronesi e trentine. Le immagini e le parole delle poesie che ne cantano la bellezza, ci portano ad accorgerci delle sue meraviglie in tutti i tempi dell’anno e in tutte le ore del giorno. Un intinerario da percorrere a piedi, con i sensi allertati e il cuore aperto alla suggestione.

Bezad's last journey

IRLANDA, 2004, 57’
Regia John Murray
Sceneggiatura John Murray
Fotografia John Murray
Montaggio James Dalton
Produzione Crossing the line films (Greystones, Wicklow)

Un viaggio senza precedenti in uno dei luoghi più segreti del mondo, seguendo Bezad, un anziano pastore Qashqa’i, nella sua annuale peregrinazione con i suoi animali attraverso l’Iran.
Ogni primavera, abbandonati i pascoli invernali, Bezad, e il suo popolo di nomadi, intraprende una estenuante camminata di cinque settimane percorrendo 500 km per arrivare ai pascoli estivi. I Qashqa’i sono gli ultimi nomadi che abitano le montagne dell’antica Persia, nel Sud Ovest dell’Iran. Di quella che un tempo era la più grande popolazione nomade del mondo, Bezad è restato ora uno degli ultimi testimoni dell’antico modo di vita. È lui stesso a dire, giunto alla destinazione del suo tribolato viaggio, insieme con le due giovani figlie, che sarà l’ultimo per lui.
Bezad's last journey
C'i co cunta

C'i co cunta

ITALIA, 2004, 40’
Regia Valentina Kastlunger
Sceneggiatura Valentina Kastlunger
Fotografia Max Ruggera
Montaggio Klaus Rotten, Astrid Ninz
Musica Alessandro Trebo
Protagonisti Martin Comploy, Christian Castlunger
Mirko Kaneider, Sofia Triggiano
Produzione Istituto Ladino “Micurà de rü” (San Martino in Badia - BZ)

Una chitarra verde sul balcone di una vecchia casa altoatesina e un ragazzo, poco più che adolescente, che per la prima volta fa quello che vuole: suona il basso elettrico in un locale del paese e poi si lancia in una corsa liberatoria nel bosco. È l’inizio della prima fiction in ladino interpretata da ragazzi della Val Badia. Per questi giovani formare una band musicale è l’espressione di tante esigenze diverse. È l’inizio di una nuova avventura con gli amici, ma le prove e l’entusiasmo lasciano presto spazio alle gelosie, ai litigi, alle difficoltà… Una ricerca che li porta a sentire i luoghi e lasciare che essi ispirino la loro musica.

Con la neve e con il sole

ITALIA, 2006, 23’
Regia Emanuele Miliani
Sceneggiatura Aldo Ridolfi
Fotografia Emanuele Miliani, Marzio Miliani
Montaggio Emanuele Miliani
Musica Emanuele Zanfretta
Protagonisti Giulia Gugole, Debora Roncari, Stefania Pagani
Produzione Emanuele Miliani (Colognola ai Colli - VR)

Sul suono insistente della sveglia, inizia la giornata di tre ragazze di Campofontana, piccolo paese dei Monti Lessini. Come tutti i loro coetanei, partono all’alba per raggiungere le scuole superiori, a Verona. Un viaggio che prende avvio dai morbidi prati coperti di neve, per arrivare alle trafficate vie della città. Con gli amici le ragazze si interrogano sul senso di abitare in montagna, trovandosi a discutere tra chi ama la vita lassù e che si oppone a una visione così sereta del vivere a 1200 metri.
Con la neve e con il sole
Das Geheimnis des Andenheilers - Die Naturmedizin der Kallawaya

Das Geheimnis des Andenheilers - Die Naturmedizin der Kallawaya

GERMANIA, 2006, 52’
Regia Richard Ladkani, Thomas Wartmann
Sceneggiatura Richard Ladkani, Thomas Wartmann
Fotografia Richard Ladkani
Montaggio Verena Schönauer
Produzione Filmquadrat GbR (München)

Nella cornice quasi onirica dei panorami delle Ande Boliviane, incontriamo gli erboristi nomadi del popolo Kallawaya. Essi chiamano la loro regione “il paese dei guaritori”. Sono molto conosciuti in tutta la regione de La Paz. Praticano le loro arti curative viaggiando attraverso l’America Latina, utilizzando le erbe, le immancabili foglie di coca e i rituali antichi nei quali si offrono agli dei i dolciumi e il feto di un lama. Tradizioni di origine preincaica, nelle quali si mescolano miti e supersitizioni, ma anche una profonda conoscenza delle piante e delle loro virtù curative. Aurelio, uno degli ultimi guaritori delle Ande, istruisce il figlio Cerilo all’arte sciamanica. Padre e figlio dovranno compiere un lungo viaggio a piedi, a dorso di mulo e in corriera, fino a Machu Picchu dove Cerilo per la prima volta eseguirà da solo il rituale e l’invocazione agli Dei.

Der Judas von Tirol

GERMANIA, 2005, 88’
Regia Werner Asam
Sceneggiatura Werner Asam
Fotografia Fabian Eder
Montaggio Dirk Göhler
Musica Enjott Schneider
Protagonisti Dietmar Schönherr, Monika Baumgartner
Hans Schuler, Enzi Fuchs, Martin Halm
Peter Mitterrützner
Produzione Infafilm GmbH Manfred Korytawski (München)

Basato sulla piece teatrale di Karl Schönherr, il film è stato girato nel 2005 in Val Pusteria e in Valle Aurina e racconta l’inverno del 1810, in Tirolo, quando la regione era occupata dalle truppe dell’esercito francese e bavarese. In un piccolo villaggio si snoda la vicenda di Andreas Hofer che guida la rivolta della gente contro l’esercito occupante. Questa storia si intreccia con la rappresentazione popolare della Passione di Cristo nella quale Andreas interpreta la parte di Giuda, il traditore. Rivolte, tradimenti, punizioni e privazioni sono i temi di un film che vuole dirci come il comportamento dell’Uomo, pur attraverso i secoli, non sia per nulla cambiato.
Der Judas von Tirol
Dr Mick e la foresta

Dr Mick e la foresta

ITALIA, 2006, 43’
Regia Bruno Chiaravallotti, Andrea Balossi Restelli
Fotografia Bruno Chiaravallotti, Andrea Balossi Restelli
Produzione Museo Trentino di Scienze Naturali (Trento)
e Udigrudi (Milano)

I monti Udzungwa e le loro foreste, in Tanzania, garantiscono alle popolazioni locali pioggia e condizioni climatiche favorevoli all’agricoltura e alla vita di tutti i giorni. Siamo nel sistema montuoso dell’Eastern Arc, uno dei più ricchi al mondo per specie animali e vegetali endemiche. Il Museo Trentino di Scienze Naturali ha affiancato alla ricerca scientifica un progetto di cooperazione allo sviluppo delle comunità locali per la tutela e la conservazione della foresta. E mentre si indaga sugli animali e sulle piante, nella piccola scuola del villaggio i bambini cantano e Dr. Mick, nella corte della sua casa, costruisce un camion giocattolo.

El Nene - La morte nella valle

ITALIA, 2006, 24’
Regia Ugo Slomp
Sceneggiatura Ugo Slomp
Fotografia Luciano Tramarini
Montaggio Stefano Uccia
Produzione RAI – Sede Regionale di Trento

Gli ultimi pensieri di Giovanni Nicolini, detto “El Nene”, che abitava nella Valle di Daone, nel Trentino Occidentale. Una vita durissima, dopo aver perso il braccio destro in un misterioso incidente di caccia, rimasto vedovo in giovane età, tira su i quattro figli e diventa cacciatore abilissimo, in perenne contrasto con l’orso. Lo straziante motivo musicale di Haendel Lascia ch’io pianga accompagna le immagini del Nene che spacca la legna e poi, in contrasto con la pacatezza delle immagini delle sue montagne, irrompe la martellante canzone di Vasco Rossi C’è chi dice no. «Mancando il fiume, per me, la valle non è più la valle di Daone», dice Nene, mentre si vedono le immagini della grande diga che ha imbrigliato l’acqua. «Alla notte il fiume urlava come un leone…» E la canzone di Vasco Rossi insiste, e stride profondamente con le meste immagini del funerale del Nene.
El Nene - La morte nella valle
Fasching in Bagolino

Fasching in Bagolino

GERMANIA, 2004, 49’
Regia Josef Schwellensattl
Sceneggiatura Josef Schwellensattl
Fotografia Dieter Nothaft
Montaggio Caroline Meier
Produzione Bayerischer Rundfunk (München)

A Bagolino, in Val del Caffara, sopra il Lago d’Idro, sono in corso le prove. «Non troppa grappa e vino, voglio vedervi più ballare!», raccomanda il capo dei “sonadur” e dei “balärì”. L’ultimo lunedì e martedì di carnevale sono i giorni attesi per tutto l’anno dalla gente di Ösnà e di Chëvril, i due quartieri del paese. Durante l’anno si preparano i costumi, con i variopinti cappelli indossati dai “balärì”. Sono rigorosamente tutti uomini, come vuole la tradizione. Il mattino del lunedì, alle 5, i due capi vanno per le vie a svegliare tutti. All’alba, dopo la messa, hanno inizio le danze. Si va avanti per due giorni, attraverso le vie del paese, fermandosi nelle case, come da Pasquina che è orgogliosa che siano venuti a bere a casa sua. La danza finale, con tutto il paese in piazza, si conclude con abbracci e lacrime e con la speranza che venga in fretta il prossimo carnevale.

Greina

SVIZZERA, 2006, 28’
Regia Villi Hermann
Sceneggiatura Villi Hermann
Fotografia Hans Stürm
Montaggio Villi Hermann
Produzione Imagofilm SA (Lugano)

I rumori, i silenzi, poi ancora i rumori segnano un ritmico cadenzare sull’Alpe Motterascio, a 2200 metri, tra il Ticino e i Grigioni. Lassù, Giovanni Boggini carica l’alpe con le sue mucche. Sono le ultime volte che Giovanni farà il formaggio nella maniera tradizionale, prima che il caseificio di malga venga ristrutturato, mettendolo in regola con le nuove, esigenti normative igieniche. I gesti del malgaro sono sottolineati solo dai suoi silenzi. Infine lo si rivede ancora, nel nuovo caseificio con piastrelle lucenti e vasche di acciaio. Cambieranno le tecnologie, ma le nebbie che salgono sui pascoli, e avvolgono le mandrie in un morbido abbraccio, resteranno sempre uguali.
Greina
Ils Gualsers in Grischun - Surviver in Muntogna

Ils Gualsers in Grischun - Surviver in Muntogna

SVIZZERA, 2006, 16’
Regia Isabelle Jaeger
Sceneggiatura Isabelle Jaeger
Fotografia Margarethe Sauter
Montaggio Tobias Wachter
Produzione Televisiun Rumantscha (Cuira)

Mentre giù nelle pianure i contadini hanno già tagliato il fieno, le mucche di Robert Heinz, nel villaggio walser di Avers-Juppa, aspettano ancora di poter uscire all’aperto la prima volta dopo l’inverno. Anche se il lavoro quotidiano dei Walser dei Grigioni è diventato più facile, la vita è ancora caratterizzata dalla volontà di sopravvivere lassù. È una storia lunga 700 anni, quella dei Walser. Questo film tenta di svelarla, indagando le origini di una cultura e di una lingua antiche e interrogandosi sulla loro salvaguardia.

Il tempio

ITALIA, 2006, 20’
Regia Lino Mazzurana
Fotografia Lino Mazzurana
Montaggio Lino Mazzurana
Produzione Lino Mazzurana (Brentonico - TN)

La danza come controcampo della vita, l’armonia del movimento e l’armonia dei fiori, i colori delle foglie e il viso del malgaro accanto al fuoco sono le immagini che narrano le quattro stagioni della natura in parallelo con le quattro stagioni della vita. I paesaggi del Baldo e delle montagne che sovrastano la Val d’Adige si alternano con i passi di danza. I colori caldi dell’autunno si sposano con il grande acino rosso, portato dalla ballerina come fosse mosso dal vento. Le grandi nevicate, con i fiocchi morbidi, si alternano con la danza delle Tre Grazie dell’inverno. Infine è il sole a brillare, sulla grande distesa bianca di neve.
Il tempio
Immagini di Jaime Sainz

Immagini di Jaime Sainz

ITALIA, 2005, 30’
Regia Pierandrea Gagliardi
Montaggio Elisa Minuzzo
Produzione Controcampo Produzioni (Venezia)

Jaime Saenz è considerato il maggior scrittore boliviano del Novecento. Attraverso la testimonianza di amici, attori di teatro, studiosi e critici, il film ne rivela la ricca personalità che lo tenne lontano dai circoli letterari ufficiali spingendolo a immergersi, «con spietato amore per il mondo» e con indifferenza ai bisogni, nei bassifondi della sua città, La Paz. Dall’alto, questa città, indigena e meticcia, sembra un formicaio. I rumori e le poesie di Saenz ci accompagnano prima dentro La Paz e infine sulle montagne sacre, dove le parole levigate del poeta diventano vento e cielo.

Karpaten Leben in Draculas Wäldern

AUSTRIA, 2006, 52’
Regia Kurt Mayer
Sceneggiatura Kurt Mayer
Fotografia Helmut Wimmer
Montaggio Harald Aue
Musica Andreas Fabianek
Protagonisti Delia Oanlea, Vasile Marinca
Produzione Kurt Mayer Film (Wien)

In un piccolo paese dei Monti Carpazi, il più imponente bastione montuoso d’Europa, il giovane Vasile va verso l’alpeggio. Rimarrà sui pascoli 5 mesi, è l’unico modo per guadagnare qualcosa. Lassù apprende la tipica lavorazione del formaggio che viene appeso al sole perché si asciughi. In valle, durante la messa con rito ortodosso, la gente indossa i coloratissimi costumi tipici. Siamo sulle montagne della Transilvania, nel cuore delle foreste del Conte Dracula, vicino a Rosia Montana che, fin dal tempo dei Romani, era conosciuta, per i giacimenti auriferi, come il Klondike d’Europa. Vasile, il montanaro, incontra Delia, una ragazza della città. Danzano il tipico ballo con il cappello. Otto mesi dopo i due ragazzi si sposano, d’inverno, con gli immancabii festeggiamenti a base di vodka e i variopinti costumi tipici. Una storia tra il ricordo e la speranza, nel cuore della nuova Europa.
Karpaten Leben in Draculas Wäldern
La luce dentro - Storia di Armando

La luce dentro - Storia di Armando

ITALIA, 2005, 28’
Regia Remo Schellino
Sceneggiatura Erika Peirano, Remo Schellino
Fotografia Remo Schellino, Remo Peirano
Montaggio Erika Peirano
Produzione Polistudio di Remo Schellino (Belvedere Langhe - CN)

Dopo la contrada, a 1200 metri di altitudine, bisogna continuare per la strada a piedi. Dalla piccola casa immersa nelle foglie d’autunno, esce Armando, con il cappello e il pastrano d’alpino, e racconta. Il suo volto sembra una maschera. Affiorano i ricordi dellla terribile Ritirata di Russia: «Ci abbiamo messo 19 giorni di tradotta e 40 a piedi…». E, con le sue parole, diventa silenziosa anche la musica. Tornato dalla Russia lo portarono in Germania, dove fu internato in un campo di concentramento: «Se ci stavo altri 10 giorni non lo raccontavo più». E invece è qui, nella sua casa affumicata dal nero fumo della stufa, mentre la musica accompagna i primi piani in bianco e nero delle sua mani, provate dal tempo e dalla Storia.

La Route Turque de L'Anatolie à l'Altaï

FRANCIA, 2005, 60’
Regia Jean-Baptiste Warluzel, Falk Van Gaver
Sceneggiatura Jean-Baptiste Warluzel
Fotografia Jean-Baptiste Warluzel
Montaggio Jean-Baptiste Warluzel
Produzione Vidéographie (Le Pradet)

Il silenzio e la stasi sono il linguaggio di questo film che ci porta a scoprire panorami, volti e soprattutto lunghe interminabili strade che si perdono all’orizzonte. Dall’Anatolia all’Altaï percorre queste strade significa incontrare Turcomanni, Uzbeki, Kirghizi e Kazachi, popoli che discendono tutti dalle stesse tribù che lasciarono le renne e le foreste del Nord per diventare allevatori di cavalli nelle steppe dell’Asia Centrale. A bordo della loro auto, i registi hanno percorso l’Asia Minore e Centrale dall’ottobre 2004 al febbraio del 2005 riportando immagini che, spogliate dalla musica e spesso quasi senza suono, ci portano per 60 minuti nella lentezza delle steppe e dei deserti.
La Route Turque de L'Anatolie à l'Altaï
La strada dei capelli

La strada dei capelli

ITALIA, 2006, 20’
Regia Fredo Valla
Sceneggiatura Fredo Valla
Fotografia Luciano Federici
Montaggio Renato Cavallero
Produzione Giorgio Vivalda per Pubbliviva (Torino)

La raccolta dei capelli per parrucche è stata per decenni il mestiere tipico della popolazione di Elva, paese a 1700 metri nella Valle Maira, in Piemonte. I capelli di Elva venivano raccolti e venduti non soltanto in Italia, ma anche in Francia, in Germania, in Inghilterra e perfino negli Stati Uniti. La voce dell’anziana che ricorda quando le tagliarono a zero i capelli, e lei piangeva, e la testimonianza dell’anziano che vendeva capelli, magari un etto soltanto, purché fossero «come volevano loro», ci porta a scoprire un lavoro curioso e sconosciuto. Dopo averli raccolti, bisognava “brustiar” i capelli, passarli su una specie di cardo per renderli morbidi. Impressiona vedere la pubblicità della ditta che vendeva capelli posticci e pensare che le parrucche dei lord inglesi erano confezionate con i capelli di questa povera gente di montagna.

Leben im Sütiroler Schnalstal

GERMANIA, 2006, 44’
Regia Lisa Eder
Sceneggiatura Lisa Eder
Fotografia Matthias Jung, Jurgen Katzur
Montaggio Hammelar Koch
Produzione NDR (Hamburg)

Da generazioni e generazioni, a metà giugno, nell’alta Val Senales, si ripete lo stesso rituale. La lunga fila delle pecore sale per la transumanza che le porterà sui pascoli in Austria. Fortunat Gurschler sale con le sue pecore sui sentieri ancora coperti di neve, oltre i 3000 metri del ghiacciaio dell’Hochjoch. Nel 1979 morirono 200 pecore, sorprese da una tormenta. In Val Senales vive anche la contadina Edith Gurschler, con suo marito e i sei figli, e il contadino Hermann Müller che abita in una contrada che esiste dal 1358. «Ora mi sento molto solo», racconta. Sua sorella Paola viene ogni estate al maso per aiutarlo. Gli fa i canederli. Sono quadri di un mondo che, forse, fra qualche anno non esisterà più.
Leben im Sütiroler Schnalstal
Le fil de l'Aiguille

Le fil de l'Aiguille

FRANCIA, 2005, 12’
Regia Denis Ducroz
Fotografia Denis Ducroz
Produzione Compagnie du Mont Blanc (Chamonix)

L’incredibile visione dall’alto dell’Aiguille du Midi, con la sua torre sulla cima, apre il racconto della costruzione nel 1955 della teleferica che, partendo da Chamonix, raggiunge i 3842 metri del ghiacciaio del Monte Bianco. Le immagini vanno dalla misurazione con il cavo d’acciaio, al trasporto in cima dei materiali, al lavoro degli operai appesi sullo strapiombo, al pranzo nella galleria scavata nella roccia. Nella seconda parte, il film illustra i lavori di rinnovamento della teleferica, per far fronte ai segni del tempo, con la cabinovia portata in alto dall’elicottero che poi, finiti i lavori, sale quasi verticale, attraversa le nuvole e arriva sul maestoso Plan des Aiguilles a cospetto del Monte Bianco.

Lessinia - Inverni lontani

ITALIA, 2006, 14’
Regia Giorgio Pirana
Fotografia Giorgio Pirana
Produzione Giorgio Pirana (Colognola ai Colli - VR)

Gli ultimi anziani dei Monti Lessini raccontano dell’inverno, la stagione più dura da vivere nel tempo povero e avaro della prima metà del secolo scorso. I primissimi piani di questi testimoni della nostra storia, dicono della nostalgia di «quando si stava peggio», o di come «sarebbe stato meglio morire da piccoli ». Con loro se ne andrà un pezzo di questa montagna, terra alla quale sono legati come una roccia al prato, tanto da dire, con lo sguardo di chi ha vissuto una vita lassù: «Io resterò sempre qui».
Lessinia - Inverni lontani
Les femmes du mont Ararat

Les femmes du mont Ararat

FRANCIA, 2004, 85’
Regia Erwann Briand
Sceneggiatura Erwann Briand
Fotografia Jacques Mora
Montaggio Guillaume Germaine
Musica Ramponneau Paradise
Produzione Flight Movie (Paris)

Nel 1996, le donne che si erano unite alla guerriglia PKK, sulle montagne del Kurdistan, decisero di formare un loro piccolo esercito, indipendente da quello degli uomini. Il film segue la vita di un gruppo di sei ragazze guerrigliere sulle montagne bellissime e dure al confine tra la Turchia e l’Iran. Esse vivono nell’attesa di un nemico che non sembra arrivare mai, come nel celebre libro di Dino Buzzati. Sono sempre in movimento, scalano e scendono le montagne ma, tra le manovre militari, il film ne rivela anche i momenti intimi, i sogni e i tragici ricordi delle torture subite. Donne bellissime, dai grandi occhi neri nei quali si legge il dramma di una guerra alla quale sono costrette a partecipare per frenare la follia degli uomini.

Le valli dei basilischi

ITALIA, 2005, 24’
Regia Massimiliano Sbrolla
Sceneggiatura Massimiliano Sbrolla
Fotografia Massimiliano Sbrolla
Montaggio Massimiliano Sbrolla
Produzione Zoo Factory (Roma)

Il basilisco, animale misterioso, enigmatico, inafferrabile che, nelle sue varianti, popola le leggende di ogni valle alpina. Racconti e testimonianze di gente di montagna ci portano alla scoperta di questo “lucertolone” che da sempre affascina e impaurisce. Ogni regione, ogni paese ha il suo basilisco: il Serpente Gatto, il gemello di Nessie, il serpente con la cresta rossa e 4 ali da pipistrello, il serpente con gli occhiali che rende sterili le donne che ne incrociano lo sguardo. E la fantasia della gente corre, fino a sostenere che il Lago di Como sia la dimora subacquea di un fantomatico mostro.
Le valli dei basilischi
Lusérn

Lusérn

ITALIA, 2006, 20’
Regia Lia Giovanazzi Beltrami
Sceneggiatura Lia Giovanazzi Beltrami
Fotografia Denis Morosin
Montaggio Alberto Beltrami
Produzione Celeste Film (Madriano - TN)

A Luserna, piccolo paese del Trentino abitato da poche centinaia di abitanti, sopravvive l’antico idioma cimbro, la lingua che popolazioni provenienti probabilmente dalla Baviera, nel Medioevo, portarono sulle montagne trentine, veronesi e vicentine, ma che oggi si è conservato e viene parlato soltanto qui. Oltre alla lingua, i Cimbri lasciarono in questi luoghi usanze e tradizioni che si sovrapposero a quelle locali. In particolare furono la lavorazione della pietra e l’arte del tombolo a ha permettere la sopravvivenza di questa comunità di montagna. Il documentario ci porta a scoprire Luserna, la sua gente, i suoi canti popolari, ma anche i ricordi della Grande Guerra con il forte, il museo e le testimonianze dei profughi.

Ma Bohéme

ITALIA, 2004, 15’
Regia Alessandro Soresini
Sceneggiatura Alessandro Soresini
Fotografia Luca Zanoli
Montaggio Luca Zanoli
Protagonisti Giulia Vaccari, Chiara Gaspari
Produzione Alessandro Soresini (Verona)

Una fuga, un piede contro il mare, l’abbandonare il mondo umano per sprofondare in se stessi e poi ritrovarsi nel mondo naturale. Il film prende avvio dal contrasto tra i ruderi del villaggio turistico abbandonato dei Pàrpari, simboleggiante il conflitto della vita familiare, e le immagini della splendida Lessinia, accompagnate dalla musica. Si scoprono così le voci di un ramo, di una cascata, delle rocce, delle gocce in una grotta. Una fuga allucinata e impossibile che non può che sconfinare nel sogno, nell’onirca Valle delle Sfingi che, finalmente, porta alla protagonista sguardi di pace.
Ma Bohéme
Marghè Marghìer

Marghè Marghìer

ITALIA, 2005, 52’
Regia Sandro Gastinelli
Sceneggiatura Marzia Pellegrino, Sandro Gastinelli
Fotografia Sandro Gastinelli, Ivo Marabotto
Montaggio Marzia Pellegrino, Sandro Gastinelli
Musica Sebastien Guerreau, Helen Williams, Tom Baker
Produzione Studiouno Produzioni Televisive (Boves - CN)

Tra le rigogliose cascine di pianura e le magre baite delle montagne piemontesi, al cospetto del maestoso Monviso, c’è un popolo di “margari” che «quelli della città non sanno neanche che esiste». Li chiamano “marghè” o “marghìer”. Sono i cow-boy delle Alpi con le loro mandrie di vacche bianche piemontesi. Volti e storie, di campanacci, di feste e di formaggi. Testimonianze delle tradizioni che, attraversando indenni i secoli, si tramandano ora ai giovani allevatori che, orgogliosi del loro lavoro, si commuovono a parlare dei loro animali e mostrano i variopinti “tupin”, i campanacci che le mucche portano come un trofeo nel percorso che le conduce all’alpeggio.

Made in Italy

BELGIO, 2004, 29’
Regia Fabio Wuytack
Sceneggiatura Fabio Wuytack
Fotografia Andy Daelman
Montaggio Anneke Buelaert, Fabio Wuytack
Produzione Fabio Wuytack (Wachrebeke)

Un vecchio filmato dei fratelli Lumière sulla ferrovia marmifera costruita nel 1860 a Carrara, porta il regista e un gruppo di amici a vivere un’avventura attraverso le Alpi Apuane alla ricerca del misterioso set dove vennero girate quelle immagini. La troupe si ritrova tra le osterie di Carrara, a interrogare la gente e i vecchi cavatori. Tutti se la ricordano, La Marmifera, la ferrovia che attraversava le Apuane, lassù, dove le cave si mangiano le montagne, fino alle cime più alte. Dopo rocambolesche interviste e scene da commedia dell’arte, i giovani amici ritrovano quel tunnel. Ma la ricerca non è finita, perché, oltre al tunnel, il regista trova il registro di battesimo e la casa dove abitavano i suoi genitori. Non solo quel film, quindi, ma lui stesso è “made in Italy”.
Made in Italy
Schweizer Alpen der Grosse Aletschgletscher

Schweizer Alpen der Grosse Aletschgletscher

GERMANIA, 2004, 30’
Regia Johannes Höflich
Sceneggiatura Johannes Höflich
Fotografia Juerger Pietzner
Montaggio Elke Christ
Produzione WDR (Köln)

Il più grande ghiacciaio d’Europa, lungo 25 km nel cuore delle Alpi Svizzere, è patrimonio naturale dell’UNESCO. Una meraviglia della natura, dove l’Uomo ha fortemente inciso con la sua presenza, costruendo la linea ferroviaria Jungfrauloch, la più alta d’Europa, che porta fino ai 3454 metri, a dominare le pareti dell’Eiger, mito dell’alpinismo mondiale. Le cascate che scendono dal ghiacciaio, percorrono tra fragore e spruzzi le fenditure rocciose. Lassù si sale per camminare sul ghiaccio, ma il turismo così intenso rischia di compromettere il fragile ecosistema naturale.

Voyage au centre de la pierre

FRANCIA, 2003, 52’
Regia Nicolas Gabriel
Sceneggiatura Nicolas Gabriel
Fotografia Jean-François Bauthod
Montaggio Didier Touchette
Musica Christian Holl
Produzione Bonne Pioche, Espace Vert Canada (Paris)

Situata nell’Ovest del Madagascar, le montagne Tsingy di Bemaraha sono un’eccezionale unicum geologico e biologico, un labirinto di canyon rocciosi, scavati dall’acqua, dove il rischio è quello di perdersi. Una spedizione scientifica multidisciplinare ci fa scoprire questo ecosistema, tentando di dare delle risposte alla presenza delle specie animali e vegetali che vi vivono. È Jean-Claude Dobrilla, guida speleologica, a facilitare l’accesso agli anfratti labirintici, mentre il musicista Christian Holl registra i suoni della foresta e li trasforma in musica. Si esplora cammindando sul filo del rasoio delle rocce appuntite di questo “bosco di roccia” che a percuoterlo con delle bacchette suona e canta e diventa un concerto di suoni nei suoni della foresta. E, mentre nelle grotte i serpenti notturni vengono a trascorrere la giornata, di notte migliaia di pipistrelli escono per cacciare.
Voyage au centre de la pierre
Weisse stille

Weisse stille

GERMANIA, 2004, 80’
Regia Philip Haucke
Sceneggiatura Philip Haucke
Fotografia Stefan Karle
Montaggio Dunya Campregher
Musica Philipp F. Kölmel
Protagonisti Florian Panzner, Peter Kremer, Bastian Trost
Produzione Neos Film (München)

Dopo l’8 settembre 1943, reparti della Quinta Divisione di Montagna dell’esercito tedesco si trovano sulle Alpi tra l’Italia e l’Austria. Piccole unità a fare la guardia a 260 km di montagna, a 3000 metri di altitudine in condizioni terribili. Il film narra la storia di un gruppo di soldati, stremati per il freddo, senza rifornimenti, in attesa di un nemico che, come nel Deserto dei Tartari di Buzzati, non arriva mai. Nella tana scavata nella neve si aspetta. I compagni muoiono. La radio, dopo erssere riusciti a farla funzionare, trasmette, quasi come una presa in giro, La Cavalleria Rusticana di Mascagni. In quella caverna i giovani soldati raccontano delle fidanzate e scrivono lettere che non partiranno mai. In quelle condizioni, l’ufficiale perde ogni autorità dopo che i suoi soldati scoprono che aveva nascosto degli zuccherini solo per sé. Un affresco non di eroismo, ma di intensa umanità.