Filmfestival Premio Lessinia
Concorso a premi per video e cortometraggi sul tema: “Vita storia e tradizione in montagna”.
Filmfestival / Film in concorso
Alla scoperta delle antiche cave e miniere della LessiniaRegia Franco Vinco Fotografia Franco Vinco Montaggio Franco Vinco, Ada Vinco Produzione Franco Vinco (Bosco Chiesanuova - VR) Lessinia, montagna carsica, che cela nel suo sottosuolo un mondo segreto. Non sono soltanto le grotte a percorrere le profondità dei Monti Lessini, come quella della Fada Nana, raccontata in questo film, nella quale una campagna di scavo ha portato alla luce delle sepolture dell'Età del Bronzo, ma anche le antiche miniere di ferro, di manganese e carbone. Quella del Vajo del Paradiso è lunga ben 3 km. |
Auf den Spuren der CimbrenRegia Sigi Menzel Sceneggiatura Sigi Menzel Fotografia Sepp Wrmann Montaggio Sigi Menzel Produzione Bayerischer Rundfunk (Mnchen) Un antico manoscritto della Biblioteca Bavarese di Monaco, riporta un elenco di 69 famiglie che, nel Medioevo, si spostarono dall'Abbazia di Benediktbeuern, in Baviera, al territorio veronese. Il viaggio proposto in questo film parte prorpio dalla regione che alcuni storici ritengono il luogo di provenienza dei Cimbri che si insediarono sulle montagne veronesi, vicentine e trentine. il Brgermeister di Benediktbeuern, il Signor Rauchenberger (montagna che fuma) che ci accompagna in questo viaggio in mountain bike sulle tracce dei Cimbri. Dalla Baviera fino a Luserna, il paese trentino dove ancora si parla questo antico idioma alto-tedesco. Da lass la vista spazia sulla Valsugana e sul lago di Caldonazzo e le parole delle antiche poesie in cimbro portano alla memoria le tracce e il fascino di un tempo remoto. |
Bel BaldoRegia Maurizio Delibori Fotografia Diego Delibori Montaggio Diego Delibori Musica Luciano Wesolowski Produzione Deli Video (Affi - VR) Un invito a scoprire il Monte Baldo, scrigno di tesori naturalistici tra il Lago di Garda e le montagne veronesi e trentine. Le immagini e le parole delle poesie che ne cantano la bellezza, ci portano ad accorgerci delle sue meraviglie in tutti i tempi dell’anno e in tutte le ore del giorno. Un intinerario da percorrere a piedi, con i sensi allertati e il cuore aperto alla suggestione. |
Bezad's last journeyRegia John Murray Sceneggiatura John Murray Fotografia John Murray Montaggio James Dalton Produzione Crossing the line films (Greystones, Wicklow) Un viaggio senza precedenti in uno dei luoghi più segreti del mondo, seguendo Bezad, un anziano pastore Qashqa’i, nella sua annuale peregrinazione con i suoi animali attraverso l’Iran. Ogni primavera, abbandonati i pascoli invernali, Bezad, e il suo popolo di nomadi, intraprende una estenuante camminata di cinque settimane percorrendo 500 km per arrivare ai pascoli estivi. I Qashqa’i sono gli ultimi nomadi che abitano le montagne dell’antica Persia, nel Sud Ovest dell’Iran. Di quella che un tempo era la più grande popolazione nomade del mondo, Bezad è restato ora uno degli ultimi testimoni dell’antico modo di vita. È lui stesso a dire, giunto alla destinazione del suo tribolato viaggio, insieme con le due giovani figlie, che sarà l’ultimo per lui. |
C'i co cuntaRegia Valentina Kastlunger Sceneggiatura Valentina Kastlunger Fotografia Max Ruggera Montaggio Klaus Rotten, Astrid Ninz Musica Alessandro Trebo Protagonisti Martin Comploy, Christian Castlunger Mirko Kaneider, Sofia Triggiano Produzione Istituto Ladino “Micurà de rü” (San Martino in Badia - BZ) Una chitarra verde sul balcone di una vecchia casa altoatesina e un ragazzo, poco più che adolescente, che per la prima volta fa quello che vuole: suona il basso elettrico in un locale del paese e poi si lancia in una corsa liberatoria nel bosco. È l’inizio della prima fiction in ladino interpretata da ragazzi della Val Badia. Per questi giovani formare una band musicale è l’espressione di tante esigenze diverse. È l’inizio di una nuova avventura con gli amici, ma le prove e l’entusiasmo lasciano presto spazio alle gelosie, ai litigi, alle difficoltà… Una ricerca che li porta a sentire i luoghi e lasciare che essi ispirino la loro musica. |
Con la neve e con il soleRegia Emanuele Miliani Sceneggiatura Aldo Ridolfi Fotografia Emanuele Miliani, Marzio Miliani Montaggio Emanuele Miliani Musica Emanuele Zanfretta Protagonisti Giulia Gugole, Debora Roncari, Stefania Pagani Produzione Emanuele Miliani (Colognola ai Colli - VR) Sul suono insistente della sveglia, inizia la giornata di tre ragazze di Campofontana, piccolo paese dei Monti Lessini. Come tutti i loro coetanei, partono all’alba per raggiungere le scuole superiori, a Verona. Un viaggio che prende avvio dai morbidi prati coperti di neve, per arrivare alle trafficate vie della città. Con gli amici le ragazze si interrogano sul senso di abitare in montagna, trovandosi a discutere tra chi ama la vita lassù e che si oppone a una visione così sereta del vivere a 1200 metri. |
Das Geheimnis des Andenheilers - Die Naturmedizin der KallawayaGERMANIA, 2006, 52’ |
Der Judas von TirolRegia Werner Asam Sceneggiatura Werner Asam Fotografia Fabian Eder Montaggio Dirk Göhler Musica Enjott Schneider Protagonisti Dietmar Schönherr, Monika Baumgartner Hans Schuler, Enzi Fuchs, Martin Halm Peter Mitterrützner Produzione Infafilm GmbH Manfred Korytawski (München) Basato sulla piece teatrale di Karl Schönherr, il film è stato girato nel 2005 in Val Pusteria e in Valle Aurina e racconta l’inverno del 1810, in Tirolo, quando la regione era occupata dalle truppe dell’esercito francese e bavarese. In un piccolo villaggio si snoda la vicenda di Andreas Hofer che guida la rivolta della gente contro l’esercito occupante. Questa storia si intreccia con la rappresentazione popolare della Passione di Cristo nella quale Andreas interpreta la parte di Giuda, il traditore. Rivolte, tradimenti, punizioni e privazioni sono i temi di un film che vuole dirci come il comportamento dell’Uomo, pur attraverso i secoli, non sia per nulla cambiato. |
Dr Mick e la forestaRegia Bruno Chiaravallotti, Andrea Balossi Restelli Fotografia Bruno Chiaravallotti, Andrea Balossi Restelli Produzione Museo Trentino di Scienze Naturali (Trento) e Udigrudi (Milano) I monti Udzungwa e le loro foreste, in Tanzania, garantiscono alle popolazioni locali pioggia e condizioni climatiche favorevoli all’agricoltura e alla vita di tutti i giorni. Siamo nel sistema montuoso dell’Eastern Arc, uno dei più ricchi al mondo per specie animali e vegetali endemiche. Il Museo Trentino di Scienze Naturali ha affiancato alla ricerca scientifica un progetto di cooperazione allo sviluppo delle comunità locali per la tutela e la conservazione della foresta. E mentre si indaga sugli animali e sulle piante, nella piccola scuola del villaggio i bambini cantano e Dr. Mick, nella corte della sua casa, costruisce un camion giocattolo. |
El Nene - La morte nella valleRegia Ugo Slomp Sceneggiatura Ugo Slomp Fotografia Luciano Tramarini Montaggio Stefano Uccia Produzione RAI – Sede Regionale di Trento Gli ultimi pensieri di Giovanni Nicolini, detto “El Nene”, che abitava nella Valle di Daone, nel Trentino Occidentale. Una vita durissima, dopo aver perso il braccio destro in un misterioso incidente di caccia, rimasto vedovo in giovane età, tira su i quattro figli e diventa cacciatore abilissimo, in perenne contrasto con l’orso. Lo straziante motivo musicale di Haendel Lascia ch’io pianga accompagna le immagini del Nene che spacca la legna e poi, in contrasto con la pacatezza delle immagini delle sue montagne, irrompe la martellante canzone di Vasco Rossi C’è chi dice no. «Mancando il fiume, per me, la valle non è più la valle di Daone», dice Nene, mentre si vedono le immagini della grande diga che ha imbrigliato l’acqua. «Alla notte il fiume urlava come un leone…» E la canzone di Vasco Rossi insiste, e stride profondamente con le meste immagini del funerale del Nene. |
Fasching in BagolinoRegia Josef Schwellensattl Sceneggiatura Josef Schwellensattl Fotografia Dieter Nothaft Montaggio Caroline Meier Produzione Bayerischer Rundfunk (München) A Bagolino, in Val del Caffara, sopra il Lago d’Idro, sono in corso le prove. «Non troppa grappa e vino, voglio vedervi più ballare!», raccomanda il capo dei “sonadur” e dei “balärì”. L’ultimo lunedì e martedì di carnevale sono i giorni attesi per tutto l’anno dalla gente di Ösnà e di Chëvril, i due quartieri del paese. Durante l’anno si preparano i costumi, con i variopinti cappelli indossati dai “balärì”. Sono rigorosamente tutti uomini, come vuole la tradizione. Il mattino del lunedì, alle 5, i due capi vanno per le vie a svegliare tutti. All’alba, dopo la messa, hanno inizio le danze. Si va avanti per due giorni, attraverso le vie del paese, fermandosi nelle case, come da Pasquina che è orgogliosa che siano venuti a bere a casa sua. La danza finale, con tutto il paese in piazza, si conclude con abbracci e lacrime e con la speranza che venga in fretta il prossimo carnevale. |
GreinaRegia Villi Hermann Sceneggiatura Villi Hermann Fotografia Hans Stürm Montaggio Villi Hermann Produzione Imagofilm SA (Lugano) I rumori, i silenzi, poi ancora i rumori segnano un ritmico cadenzare sull’Alpe Motterascio, a 2200 metri, tra il Ticino e i Grigioni. Lassù, Giovanni Boggini carica l’alpe con le sue mucche. Sono le ultime volte che Giovanni farà il formaggio nella maniera tradizionale, prima che il caseificio di malga venga ristrutturato, mettendolo in regola con le nuove, esigenti normative igieniche. I gesti del malgaro sono sottolineati solo dai suoi silenzi. Infine lo si rivede ancora, nel nuovo caseificio con piastrelle lucenti e vasche di acciaio. Cambieranno le tecnologie, ma le nebbie che salgono sui pascoli, e avvolgono le mandrie in un morbido abbraccio, resteranno sempre uguali. |
Ils Gualsers in Grischun - Surviver in MuntognaRegia Isabelle Jaeger Sceneggiatura Isabelle Jaeger Fotografia Margarethe Sauter Montaggio Tobias Wachter Produzione Televisiun Rumantscha (Cuira) Mentre giù nelle pianure i contadini hanno già tagliato il fieno, le mucche di Robert Heinz, nel villaggio walser di Avers-Juppa, aspettano ancora di poter uscire all’aperto la prima volta dopo l’inverno. Anche se il lavoro quotidiano dei Walser dei Grigioni è diventato più facile, la vita è ancora caratterizzata dalla volontà di sopravvivere lassù. È una storia lunga 700 anni, quella dei Walser. Questo film tenta di svelarla, indagando le origini di una cultura e di una lingua antiche e interrogandosi sulla loro salvaguardia. |
Il tempioRegia Lino Mazzurana Fotografia Lino Mazzurana Montaggio Lino Mazzurana Produzione Lino Mazzurana (Brentonico - TN) La danza come controcampo della vita, l’armonia del movimento e l’armonia dei fiori, i colori delle foglie e il viso del malgaro accanto al fuoco sono le immagini che narrano le quattro stagioni della natura in parallelo con le quattro stagioni della vita. I paesaggi del Baldo e delle montagne che sovrastano la Val d’Adige si alternano con i passi di danza. I colori caldi dell’autunno si sposano con il grande acino rosso, portato dalla ballerina come fosse mosso dal vento. Le grandi nevicate, con i fiocchi morbidi, si alternano con la danza delle Tre Grazie dell’inverno. Infine è il sole a brillare, sulla grande distesa bianca di neve. |
Immagini di Jaime SainzRegia Pierandrea Gagliardi Montaggio Elisa Minuzzo Produzione Controcampo Produzioni (Venezia) Jaime Saenz è considerato il maggior scrittore boliviano del Novecento. Attraverso la testimonianza di amici, attori di teatro, studiosi e critici, il film ne rivela la ricca personalità che lo tenne lontano dai circoli letterari ufficiali spingendolo a immergersi, «con spietato amore per il mondo» e con indifferenza ai bisogni, nei bassifondi della sua città, La Paz. Dall’alto, questa città, indigena e meticcia, sembra un formicaio. I rumori e le poesie di Saenz ci accompagnano prima dentro La Paz e infine sulle montagne sacre, dove le parole levigate del poeta diventano vento e cielo. |
Karpaten Leben in Draculas WäldernRegia Kurt Mayer Sceneggiatura Kurt Mayer Fotografia Helmut Wimmer Montaggio Harald Aue Musica Andreas Fabianek Protagonisti Delia Oanlea, Vasile Marinca Produzione Kurt Mayer Film (Wien) In un piccolo paese dei Monti Carpazi, il più imponente bastione montuoso d’Europa, il giovane Vasile va verso l’alpeggio. Rimarrà sui pascoli 5 mesi, è l’unico modo per guadagnare qualcosa. Lassù apprende la tipica lavorazione del formaggio che viene appeso al sole perché si asciughi. In valle, durante la messa con rito ortodosso, la gente indossa i coloratissimi costumi tipici. Siamo sulle montagne della Transilvania, nel cuore delle foreste del Conte Dracula, vicino a Rosia Montana che, fin dal tempo dei Romani, era conosciuta, per i giacimenti auriferi, come il Klondike d’Europa. Vasile, il montanaro, incontra Delia, una ragazza della città. Danzano il tipico ballo con il cappello. Otto mesi dopo i due ragazzi si sposano, d’inverno, con gli immancabii festeggiamenti a base di vodka e i variopinti costumi tipici. Una storia tra il ricordo e la speranza, nel cuore della nuova Europa. |
La luce dentro - Storia di ArmandoRegia Remo Schellino Sceneggiatura Erika Peirano, Remo Schellino Fotografia Remo Schellino, Remo Peirano Montaggio Erika Peirano Produzione Polistudio di Remo Schellino (Belvedere Langhe - CN) Dopo la contrada, a 1200 metri di altitudine, bisogna continuare per la strada a piedi. Dalla piccola casa immersa nelle foglie d’autunno, esce Armando, con il cappello e il pastrano d’alpino, e racconta. Il suo volto sembra una maschera. Affiorano i ricordi dellla terribile Ritirata di Russia: «Ci abbiamo messo 19 giorni di tradotta e 40 a piedi…». E, con le sue parole, diventa silenziosa anche la musica. Tornato dalla Russia lo portarono in Germania, dove fu internato in un campo di concentramento: «Se ci stavo altri 10 giorni non lo raccontavo più». E invece è qui, nella sua casa affumicata dal nero fumo della stufa, mentre la musica accompagna i primi piani in bianco e nero delle sua mani, provate dal tempo e dalla Storia. |
La Route Turque de L'Anatolie à l'AltaïRegia Jean-Baptiste Warluzel, Falk Van Gaver Sceneggiatura Jean-Baptiste Warluzel Fotografia Jean-Baptiste Warluzel Montaggio Jean-Baptiste Warluzel Produzione Vidéographie (Le Pradet) Il silenzio e la stasi sono il linguaggio di questo film che ci porta a scoprire panorami, volti e soprattutto lunghe interminabili strade che si perdono all’orizzonte. Dall’Anatolia all’Altaï percorre queste strade significa incontrare Turcomanni, Uzbeki, Kirghizi e Kazachi, popoli che discendono tutti dalle stesse tribù che lasciarono le renne e le foreste del Nord per diventare allevatori di cavalli nelle steppe dell’Asia Centrale. A bordo della loro auto, i registi hanno percorso l’Asia Minore e Centrale dall’ottobre 2004 al febbraio del 2005 riportando immagini che, spogliate dalla musica e spesso quasi senza suono, ci portano per 60 minuti nella lentezza delle steppe e dei deserti. |
La strada dei capelliRegia Fredo Valla Sceneggiatura Fredo Valla Fotografia Luciano Federici Montaggio Renato Cavallero Produzione Giorgio Vivalda per Pubbliviva (Torino) La raccolta dei capelli per parrucche è stata per decenni il mestiere tipico della popolazione di Elva, paese a 1700 metri nella Valle Maira, in Piemonte. I capelli di Elva venivano raccolti e venduti non soltanto in Italia, ma anche in Francia, in Germania, in Inghilterra e perfino negli Stati Uniti. La voce dell’anziana che ricorda quando le tagliarono a zero i capelli, e lei piangeva, e la testimonianza dell’anziano che vendeva capelli, magari un etto soltanto, purché fossero «come volevano loro», ci porta a scoprire un lavoro curioso e sconosciuto. Dopo averli raccolti, bisognava “brustiar” i capelli, passarli su una specie di cardo per renderli morbidi. Impressiona vedere la pubblicità della ditta che vendeva capelli posticci e pensare che le parrucche dei lord inglesi erano confezionate con i capelli di questa povera gente di montagna. |
Leben im Sütiroler SchnalstalRegia Lisa Eder Sceneggiatura Lisa Eder Fotografia Matthias Jung, Jurgen Katzur Montaggio Hammelar Koch Produzione NDR (Hamburg) Da generazioni e generazioni, a metà giugno, nell’alta Val Senales, si ripete lo stesso rituale. La lunga fila delle pecore sale per la transumanza che le porterà sui pascoli in Austria. Fortunat Gurschler sale con le sue pecore sui sentieri ancora coperti di neve, oltre i 3000 metri del ghiacciaio dell’Hochjoch. Nel 1979 morirono 200 pecore, sorprese da una tormenta. In Val Senales vive anche la contadina Edith Gurschler, con suo marito e i sei figli, e il contadino Hermann Müller che abita in una contrada che esiste dal 1358. «Ora mi sento molto solo», racconta. Sua sorella Paola viene ogni estate al maso per aiutarlo. Gli fa i canederli. Sono quadri di un mondo che, forse, fra qualche anno non esisterà più. |
Le fil de l'AiguilleRegia Denis Ducroz Fotografia Denis Ducroz Produzione Compagnie du Mont Blanc (Chamonix) L’incredibile visione dall’alto dell’Aiguille du Midi, con la sua torre sulla cima, apre il racconto della costruzione nel 1955 della teleferica che, partendo da Chamonix, raggiunge i 3842 metri del ghiacciaio del Monte Bianco. Le immagini vanno dalla misurazione con il cavo d’acciaio, al trasporto in cima dei materiali, al lavoro degli operai appesi sullo strapiombo, al pranzo nella galleria scavata nella roccia. Nella seconda parte, il film illustra i lavori di rinnovamento della teleferica, per far fronte ai segni del tempo, con la cabinovia portata in alto dall’elicottero che poi, finiti i lavori, sale quasi verticale, attraversa le nuvole e arriva sul maestoso Plan des Aiguilles a cospetto del Monte Bianco. |
Lessinia - Inverni lontaniRegia Giorgio Pirana Fotografia Giorgio Pirana Produzione Giorgio Pirana (Colognola ai Colli - VR) Gli ultimi anziani dei Monti Lessini raccontano dell’inverno, la stagione più dura da vivere nel tempo povero e avaro della prima metà del secolo scorso. I primissimi piani di questi testimoni della nostra storia, dicono della nostalgia di «quando si stava peggio», o di come «sarebbe stato meglio morire da piccoli ». Con loro se ne andrà un pezzo di questa montagna, terra alla quale sono legati come una roccia al prato, tanto da dire, con lo sguardo di chi ha vissuto una vita lassù: «Io resterò sempre qui». |
Les femmes du mont AraratRegia Erwann Briand Sceneggiatura Erwann Briand Fotografia Jacques Mora Montaggio Guillaume Germaine Musica Ramponneau Paradise Produzione Flight Movie (Paris) Nel 1996, le donne che si erano unite alla guerriglia PKK, sulle montagne del Kurdistan, decisero di formare un loro piccolo esercito, indipendente da quello degli uomini. Il film segue la vita di un gruppo di sei ragazze guerrigliere sulle montagne bellissime e dure al confine tra la Turchia e l’Iran. Esse vivono nell’attesa di un nemico che non sembra arrivare mai, come nel celebre libro di Dino Buzzati. Sono sempre in movimento, scalano e scendono le montagne ma, tra le manovre militari, il film ne rivela anche i momenti intimi, i sogni e i tragici ricordi delle torture subite. Donne bellissime, dai grandi occhi neri nei quali si legge il dramma di una guerra alla quale sono costrette a partecipare per frenare la follia degli uomini. |
Le valli dei basilischiRegia Massimiliano Sbrolla Sceneggiatura Massimiliano Sbrolla Fotografia Massimiliano Sbrolla Montaggio Massimiliano Sbrolla Produzione Zoo Factory (Roma) Il basilisco, animale misterioso, enigmatico, inafferrabile che, nelle sue varianti, popola le leggende di ogni valle alpina. Racconti e testimonianze di gente di montagna ci portano alla scoperta di questo “lucertolone” che da sempre affascina e impaurisce. Ogni regione, ogni paese ha il suo basilisco: il Serpente Gatto, il gemello di Nessie, il serpente con la cresta rossa e 4 ali da pipistrello, il serpente con gli occhiali che rende sterili le donne che ne incrociano lo sguardo. E la fantasia della gente corre, fino a sostenere che il Lago di Como sia la dimora subacquea di un fantomatico mostro. |
LusérnRegia Lia Giovanazzi Beltrami Sceneggiatura Lia Giovanazzi Beltrami Fotografia Denis Morosin Montaggio Alberto Beltrami Produzione Celeste Film (Madriano - TN) A Luserna, piccolo paese del Trentino abitato da poche centinaia di abitanti, sopravvive l’antico idioma cimbro, la lingua che popolazioni provenienti probabilmente dalla Baviera, nel Medioevo, portarono sulle montagne trentine, veronesi e vicentine, ma che oggi si è conservato e viene parlato soltanto qui. Oltre alla lingua, i Cimbri lasciarono in questi luoghi usanze e tradizioni che si sovrapposero a quelle locali. In particolare furono la lavorazione della pietra e l’arte del tombolo a ha permettere la sopravvivenza di questa comunità di montagna. Il documentario ci porta a scoprire Luserna, la sua gente, i suoi canti popolari, ma anche i ricordi della Grande Guerra con il forte, il museo e le testimonianze dei profughi. |
Ma BohémeRegia Alessandro Soresini Sceneggiatura Alessandro Soresini Fotografia Luca Zanoli Montaggio Luca Zanoli Protagonisti Giulia Vaccari, Chiara Gaspari Produzione Alessandro Soresini (Verona) Una fuga, un piede contro il mare, l’abbandonare il mondo umano per sprofondare in se stessi e poi ritrovarsi nel mondo naturale. Il film prende avvio dal contrasto tra i ruderi del villaggio turistico abbandonato dei Pàrpari, simboleggiante il conflitto della vita familiare, e le immagini della splendida Lessinia, accompagnate dalla musica. Si scoprono così le voci di un ramo, di una cascata, delle rocce, delle gocce in una grotta. Una fuga allucinata e impossibile che non può che sconfinare nel sogno, nell’onirca Valle delle Sfingi che, finalmente, porta alla protagonista sguardi di pace. |
Marghè MarghìerRegia Sandro Gastinelli Sceneggiatura Marzia Pellegrino, Sandro Gastinelli Fotografia Sandro Gastinelli, Ivo Marabotto Montaggio Marzia Pellegrino, Sandro Gastinelli Musica Sebastien Guerreau, Helen Williams, Tom Baker Produzione Studiouno Produzioni Televisive (Boves - CN) Tra le rigogliose cascine di pianura e le magre baite delle montagne piemontesi, al cospetto del maestoso Monviso, c’è un popolo di “margari” che «quelli della città non sanno neanche che esiste». Li chiamano “marghè” o “marghìer”. Sono i cow-boy delle Alpi con le loro mandrie di vacche bianche piemontesi. Volti e storie, di campanacci, di feste e di formaggi. Testimonianze delle tradizioni che, attraversando indenni i secoli, si tramandano ora ai giovani allevatori che, orgogliosi del loro lavoro, si commuovono a parlare dei loro animali e mostrano i variopinti “tupin”, i campanacci che le mucche portano come un trofeo nel percorso che le conduce all’alpeggio. |
Made in ItalyRegia Fabio Wuytack Sceneggiatura Fabio Wuytack Fotografia Andy Daelman Montaggio Anneke Buelaert, Fabio Wuytack Produzione Fabio Wuytack (Wachrebeke) Un vecchio filmato dei fratelli Lumière sulla ferrovia marmifera costruita nel 1860 a Carrara, porta il regista e un gruppo di amici a vivere un’avventura attraverso le Alpi Apuane alla ricerca del misterioso set dove vennero girate quelle immagini. La troupe si ritrova tra le osterie di Carrara, a interrogare la gente e i vecchi cavatori. Tutti se la ricordano, La Marmifera, la ferrovia che attraversava le Apuane, lassù, dove le cave si mangiano le montagne, fino alle cime più alte. Dopo rocambolesche interviste e scene da commedia dell’arte, i giovani amici ritrovano quel tunnel. Ma la ricerca non è finita, perché, oltre al tunnel, il regista trova il registro di battesimo e la casa dove abitavano i suoi genitori. Non solo quel film, quindi, ma lui stesso è “made in Italy”. |
Schweizer Alpen der Grosse AletschgletscherRegia Johannes Höflich Sceneggiatura Johannes Höflich Fotografia Juerger Pietzner Montaggio Elke Christ Produzione WDR (Köln) Il più grande ghiacciaio d’Europa, lungo 25 km nel cuore delle Alpi Svizzere, è patrimonio naturale dell’UNESCO. Una meraviglia della natura, dove l’Uomo ha fortemente inciso con la sua presenza, costruendo la linea ferroviaria Jungfrauloch, la più alta d’Europa, che porta fino ai 3454 metri, a dominare le pareti dell’Eiger, mito dell’alpinismo mondiale. Le cascate che scendono dal ghiacciaio, percorrono tra fragore e spruzzi le fenditure rocciose. Lassù si sale per camminare sul ghiaccio, ma il turismo così intenso rischia di compromettere il fragile ecosistema naturale. |
Voyage au centre de la pierreRegia Nicolas Gabriel Sceneggiatura Nicolas Gabriel Fotografia Jean-François Bauthod Montaggio Didier Touchette Musica Christian Holl Produzione Bonne Pioche, Espace Vert Canada (Paris) Situata nell’Ovest del Madagascar, le montagne Tsingy di Bemaraha sono un’eccezionale unicum geologico e biologico, un labirinto di canyon rocciosi, scavati dall’acqua, dove il rischio è quello di perdersi. Una spedizione scientifica multidisciplinare ci fa scoprire questo ecosistema, tentando di dare delle risposte alla presenza delle specie animali e vegetali che vi vivono. È Jean-Claude Dobrilla, guida speleologica, a facilitare l’accesso agli anfratti labirintici, mentre il musicista Christian Holl registra i suoni della foresta e li trasforma in musica. Si esplora cammindando sul filo del rasoio delle rocce appuntite di questo “bosco di roccia” che a percuoterlo con delle bacchette suona e canta e diventa un concerto di suoni nei suoni della foresta. E, mentre nelle grotte i serpenti notturni vengono a trascorrere la giornata, di notte migliaia di pipistrelli escono per cacciare. |
Weisse stilleRegia Philip Haucke Sceneggiatura Philip Haucke Fotografia Stefan Karle Montaggio Dunya Campregher Musica Philipp F. Kölmel Protagonisti Florian Panzner, Peter Kremer, Bastian Trost Produzione Neos Film (München) Dopo l’8 settembre 1943, reparti della Quinta Divisione di Montagna dell’esercito tedesco si trovano sulle Alpi tra l’Italia e l’Austria. Piccole unità a fare la guardia a 260 km di montagna, a 3000 metri di altitudine in condizioni terribili. Il film narra la storia di un gruppo di soldati, stremati per il freddo, senza rifornimenti, in attesa di un nemico che, come nel Deserto dei Tartari di Buzzati, non arriva mai. Nella tana scavata nella neve si aspetta. I compagni muoiono. La radio, dopo erssere riusciti a farla funzionare, trasmette, quasi come una presa in giro, La Cavalleria Rusticana di Mascagni. In quella caverna i giovani soldati raccontano delle fidanzate e scrivono lettere che non partiranno mai. In quelle condizioni, l’ufficiale perde ogni autorità dopo che i suoi soldati scoprono che aveva nascosto degli zuccherini solo per sé. Un affresco non di eroismo, ma di intensa umanità. |































