Filmfestival Premio Lessinia
Award competition for movies and short films about: “Life, history and tradition in the Mountains”.
Filmfestival / Press review:
L'ultimo viaggio vale il premio (L'Arena del 27 agosto 2006)
Cerro. Va all’ultimo viaggio di Bezad («Bezad’s last journey) del regista irlandese John Murray il Cerro d’oro con l’assegno di 2.500 euro del Comune per la miglior opera in assoluto presentata alla dodicesima edizione del Filmfestival Premio Lessinia. Una vittoria annunciata «e che ci ha trovato unanimi in brevissimo tempo», rivela Averardo Amadio, membro della giuria alla quale hanno anche partecipato come presidente Italo Zandonella Callegher, il regista francese Henri Agresti, il critico Piero Zanotto e lo scrittore ed esperto di cinema Giovanni Padovani.
«Un film di grandi momenti corali, di grandi orizzonti umani, di grande colore. L’autore ha saputo cogliere il drammatico incontro tra la vecchia civiltà e la moderna e ha messo in risalto una mediazione impossibile tra passato e presente. La "maestà del paesaggio" dà all’opera un’atmosfera di intima grandiosità, in un racconto per immagini e suoni dove niente è edulcorato e la natura selvaggia è mostrata anche nel suo essere non sempre benigna», è scritto nel verbale di premiazione.
Racconta la transumanza lunghissima, oltre 800 chilometri fra andata e ritorno, di una tribù nomade persiana che lascia i pascoli invernali. Per tutto il tragitto si respira il tema del titolo: l’ultimo viaggio di Bezad, non è solo l’ultimo raccontato, ma anche l’ultimo che probabilmente si farà in quella regione e con quelle modalità. La figlia prediletta Farideh, gli fa da controcanto, segue i suoi pensieri, come segue le sue capre, ma si capisce che non seguirà la sua vita. «Mio padre mi ha dato questo bastone, non mi ha dato un foglio e delle penne, e non lo devo mettere giù mai più», sono le ultime parole di Bezad per spiegare la sua condizione di pastore e ritorna in pellicola la scelta, il tema della vita che ha caratterizzato diverse produzioni di questa edizione del Filmfestival. Murray ha reso magnificamente l’ambientazione della tribù nomade, i caratteri, che risultano speciali in particolare quelli delle donne, alla faccia di tanti stereotipi sulla condizione femminile nel mondo mussulmano e orientale. Per fare questo è vissuto tre mesi con la tribù, favorito nell’approccio da un’amica iraniana, conosciuta negli Stati Uniti e che proveniva proprio dalla tribù di Bezad.
Il Cerro d’argento e 1.500 euro offerti dalla Provincia sono stati meritatamente assegnati a «La luce dentro. Storia di Armando» di Remo Schellino, «per la forza del personaggio, testimone di un mondo che sta scomparendo, con alle spalle una vita in armonia con la natura, senza rimpianti, dove la vera cultura è quella del cuore», scrivono i giurati.
Il primo premio speciale della Regione Veneto per il paesaggio culturale è andato a «Marghè marghìer» di Sandro Gastinelli, mentre a Valentina Kastlunger con «Ci co cunta» (Ciò che conta), fiction in ladino interpretata dai ragazzi della Val Badia, ha vinto il premio del Curatorium Cimbricum Veronense per la valorizzazione della lingua e delle culture delle minoranze.
Al veronese Giorgio Pirana, che non ha mai mancato un’edizione del Filmfestival, tocca il premio della Comunità montana per «Lessinia, inverni lontani», mentre a «Leben im Südtiroler Schnalstal» di Lisa Eder e a «Voyage au centre de la pierre» di Nicolas Gabriel vanno rispettivamente il premio del consorzio Bim Adige e del parco naturale regionale della Lessinia. Hanno inoltre ricevuto riconoscimenti «Der Judas von Tirol» di Werner Asam (premio della giuria), «Greina» di Villi Hermann, «Ma Bohème» di Alessandro Soresini e «Karpaten Leben in Draculas Wäldern» di Kurt Mayer, citati con menzioni speciali.
Alla nomina dei premiati sono intervenuti, per sottolineare la volontà di garantire anche per il futuro il sostegno alla manifestazione, il sindaco di Cerro Luca Scala, il presidente del Curatorium Vito Massalongo, della Comunità montana Stefano Marcolini, gli assessori regionale e provinciale Stefano Valdegamberi e Lucio Campedelli, i presidenti Franco Rancan e Sandro Borghetti di Bim Adige e Cassa rurale Bassa Vallagarina.
Vittorio Zambaldo
«Un film di grandi momenti corali, di grandi orizzonti umani, di grande colore. L’autore ha saputo cogliere il drammatico incontro tra la vecchia civiltà e la moderna e ha messo in risalto una mediazione impossibile tra passato e presente. La "maestà del paesaggio" dà all’opera un’atmosfera di intima grandiosità, in un racconto per immagini e suoni dove niente è edulcorato e la natura selvaggia è mostrata anche nel suo essere non sempre benigna», è scritto nel verbale di premiazione.
Racconta la transumanza lunghissima, oltre 800 chilometri fra andata e ritorno, di una tribù nomade persiana che lascia i pascoli invernali. Per tutto il tragitto si respira il tema del titolo: l’ultimo viaggio di Bezad, non è solo l’ultimo raccontato, ma anche l’ultimo che probabilmente si farà in quella regione e con quelle modalità. La figlia prediletta Farideh, gli fa da controcanto, segue i suoi pensieri, come segue le sue capre, ma si capisce che non seguirà la sua vita. «Mio padre mi ha dato questo bastone, non mi ha dato un foglio e delle penne, e non lo devo mettere giù mai più», sono le ultime parole di Bezad per spiegare la sua condizione di pastore e ritorna in pellicola la scelta, il tema della vita che ha caratterizzato diverse produzioni di questa edizione del Filmfestival. Murray ha reso magnificamente l’ambientazione della tribù nomade, i caratteri, che risultano speciali in particolare quelli delle donne, alla faccia di tanti stereotipi sulla condizione femminile nel mondo mussulmano e orientale. Per fare questo è vissuto tre mesi con la tribù, favorito nell’approccio da un’amica iraniana, conosciuta negli Stati Uniti e che proveniva proprio dalla tribù di Bezad.
Il Cerro d’argento e 1.500 euro offerti dalla Provincia sono stati meritatamente assegnati a «La luce dentro. Storia di Armando» di Remo Schellino, «per la forza del personaggio, testimone di un mondo che sta scomparendo, con alle spalle una vita in armonia con la natura, senza rimpianti, dove la vera cultura è quella del cuore», scrivono i giurati.
Il primo premio speciale della Regione Veneto per il paesaggio culturale è andato a «Marghè marghìer» di Sandro Gastinelli, mentre a Valentina Kastlunger con «Ci co cunta» (Ciò che conta), fiction in ladino interpretata dai ragazzi della Val Badia, ha vinto il premio del Curatorium Cimbricum Veronense per la valorizzazione della lingua e delle culture delle minoranze.
Al veronese Giorgio Pirana, che non ha mai mancato un’edizione del Filmfestival, tocca il premio della Comunità montana per «Lessinia, inverni lontani», mentre a «Leben im Südtiroler Schnalstal» di Lisa Eder e a «Voyage au centre de la pierre» di Nicolas Gabriel vanno rispettivamente il premio del consorzio Bim Adige e del parco naturale regionale della Lessinia. Hanno inoltre ricevuto riconoscimenti «Der Judas von Tirol» di Werner Asam (premio della giuria), «Greina» di Villi Hermann, «Ma Bohème» di Alessandro Soresini e «Karpaten Leben in Draculas Wäldern» di Kurt Mayer, citati con menzioni speciali.
Alla nomina dei premiati sono intervenuti, per sottolineare la volontà di garantire anche per il futuro il sostegno alla manifestazione, il sindaco di Cerro Luca Scala, il presidente del Curatorium Vito Massalongo, della Comunità montana Stefano Marcolini, gli assessori regionale e provinciale Stefano Valdegamberi e Lucio Campedelli, i presidenti Franco Rancan e Sandro Borghetti di Bim Adige e Cassa rurale Bassa Vallagarina.
Vittorio Zambaldo
