Filmfestival Premio Lessinia

Filmfestival / Press review:

Non è più cattedrale nel deserto. (L'Arena, 9 agosto 2006)

L’arrivo del Filmfestival Premio Lessinia a Cerro nel 1997 è coinciso con l’incarico di direttore artistico ad Alessandro Anderloni. L’attivismo, il fiuto per la scoperta, il gusto per la novità e l’improvvisazione, uniti a una serietà metodologica indiscussa, espressa sia nelle ricerche storiche, sia nella conduzione di una macchina così complessa come un festival, hanno dato un impulso deciso. «Indubbiamente il Filmfestival cresce», esordisce Anderloni. «È sorprendente scoprire come ormai siamo conosciuti e seguiti dall’estero, dove raccogliamo i frutti del lavoro di anni e stiamo diventando punto di riferimento per i registi che si occupano di montagna. È la dimostrazione che una decina d’anni fa, quando fu introdotta nel regolamento la clausola che escludeva dal concorso i film di sport e alpinismo, avevamo visto giusto». Ma, nonostante la limitazione, crescono i film inviati alla selezione e anche quelli ammessi a concorso. «La selezione è effettivamente più spietata che negli anni passati», aggiunge il direttore artistico, «perché puntiamo a privilegiare la qualità, ma nonostante questo è vero che non possiamo lasciar fuori film di valore, per questo cresce il palinsesto di programmazione. Perciò da quest’anno abbiamo aggiunto al teatro una seconda sala di proiezione. La scelta farà discutere, ma è stata compiuta per evitare le proiezioni pomeridiane, presumibilmente poco partecipate, e per dare la possibilità al pubblico di scegliere. Accompagneremo il pubblico per mano, guidandolo e aiutandolo a districarsi nel folto programma. Le giornate tematiche, altra novità del programma di quest’anno, serviranno anche a questo. Inoltre sono previste delle repliche dei film più richiesti e, infine, nella Biblioteca di Cerro si potranno visionare tutti i giorni i film in concorso». Nel calendario di quest’anno balza evidente il ritorno del tema delle minoranze linguistiche. «Avremo in concorso anche due film veri e propri: il film di apertura (Der Judas von Tirol) e Weisse Stille sono usciti nelle sale cinematografiche tedesche e sono quasi sconosciuti da noi. È un segnale positivo che grandi case di produzioni straniere mandino i loro film al nostro concorso», sottolinea Anderloni. La presenza di grandi produttori stranieri rischia di lasciare al margine i piccoli registi di casa, quelli che in specifico trattano delle nostre montagne? «Un’intera giornata dedicata alla Lessinia e al Baldo», replica Anderloni, «sarà la nostra risposta a chi, nella scorsa edizione, ci chiedeva di valorizzare di più i registi locali. Le proiezioni di domenica 20 sono interamente dedicate alle nostre montagne; sarà l’occasione per fare il punto della situazione con gli autori locali, che spero di vedere presenti più spesso durante le serate del Filmfestival: sono loro l’anima della manifestazione». «Cerro si sta affezionando al suo Filmfestival», contuinua Anderloni. «Sono molto felice di questo. Le polemiche dello scorso anno sulla necessità di adeguare la struttura sono dunque servite. Partiamo con un teatro rinnovato e di questo sono grato al parroco don Luigi Bertagnoli, a tutti i suoi collaboratori e all’amministrazione comunale. Ma poi sono tante altre le iniziative che coinvolgeranno il paese: le serate gastronomiche nei ristoranti locali, il punto di ritrovo fuori del teatro, le bandiere e le vetrine del festival, gli aperitivi con gli autori. Possiamo davvero dire che il Filmfestival non è più una cattedrale nel deserto». (v.z.)