Filmfestival Premio Lessinia

Filmfestival / Press review:

Cinema, radio e tv a servizio delle comunità più isolate (L'Arena del 30 agosto 2006)

Cerro. A che cosa servono film, radio, televisioni, i media in generale, per le lingue minoritarie? Se lo sono chiesti alla tavola rotonda organizzata dal Curatorium Cimbricum Veronense con altri gruppi minoritari delle Alpi e numerosi registi partecipanti al Filmfestival Premio Lessinia.

Vito Massalongo, presidente del Curatorium, introducendo i lavori, sottolinea «che è sempre più difficile in una cultura sommersa da proposte di conformismo dilagante, riaffermare la propria identità. Servono occhi diversi per guardare la ricchezza culturale che c’è nella diversità».

Luis Thomas Pradel, segretario del Comitato lingue minoritarie tedescofone, osserva che «una lingua non ha forza né futuro se non è in grado di entrare nei circuiti di comunicazione dei media e che è tempo di superare il monopolio linguistico perché ogni cittadino possa esprimersi nella lingua che meglio crede. La legge 482, che tutela le lingue minoritarie, riconosce il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo nel perseguimento di questo obiettivo», aggiunge Pradel, «e già al convegno di Bolzano del 1999 si diceva che un’ora di trasmissione radiofonica al giorno e televisiva alla settimana sono facilmente realizzabili, livelli minimi di trasmissione che le sedi Rai competenti avrebbero dovuto mettere in atto da subito».

Anna Mazzel presenta l’esperienza positiva della minoranza ladina che dal 1977 ha trasmissioni ufficiali su Radio Rai Ladina e dal 1988 l’accesso in televisione, con sei giornalisti, tre programmisti registi e diversi collaboratori esterni. Il video che presenta l’attività della radio e il telegiornale ladino è quanto sognerebbero tante minoranze linguistiche delle Alpi.

Luigi Busso, dell’associazione Augusta, a nome dei Walser piemontesi e aostani, critica l’approccio che hanno i media nei confronti delle culture minoritarie: «Spesso le sviliscono puntando su aspetti di colore, assolutamente secondari rispetto ai problemi e alla realtà vissuta dalle popolazioni locali».

Anche per i cimbri non esiste più l’isolamento: Stefano Nicolussi, dell’Istituto cimbro di Luserna, racconta che da marzo una piccola tv locale diffonde una dozzina di minuti di telegiornale in lingua cimbra, con sottotitoli in italiano e da due anni ogni 15 giorni esce una pagina in cimbro sui quotidiani trentini, con breve sintesi degli articoli in italiano.

Un passo in avanti, rispetto alla semplice informazione lo hanno fatto sempre i ladini con il film «Ci co cunta», di Valentina Kastlunger, vincitore del premio assegnato dal Curatorium. È una fiction che esce dal mondo dei documentari o dei tg, che parla ai giovani con il linguaggio dei giovani, una bella esperienza che ha entusiasmato i protagonisti e che potrebbe avere un seguito nella programmazione futura della tv ladina, tempo e costi permettendo.

«La varietà delle lingue non è un lusso», sottolinea il regista francese Henri Agresti, che ha passato una vita fra le lingue delle popolazioni nomadi dell’Africa e dell’Asia, «purtroppo si va verso l’esaurimento di tante lingue, che invece, arrivando dalla notte dei tempi, sono patrimonio comune che anche i nuovi mezzi di comunicazione dovrebbero riconoscere e tutelare».

«Serve qualcosa di durevole nel tempo», conclude Massalongo, che cita l’esempio di Radio Cimbri Lessinia, «che parli anche con sistemi moderni vicini alla sensibilità d’oggi, abbia fondi sufficienti per garantire continuità e non conti solo sul volontariato». (v.z.)