Filmfestival Premio Lessinia

Filmfestival / Press review:

Dalla foresta di pietra al suo «cuore» verde l'Africa protagonista (L'Arena del 24 agosto 2006)

Cerro. Serata eccezionale per afflusso di pubblico quella di martedì, con due sale zeppe di spettatori, molti in piedi, altri seduti a terra nelle corsie e porte sprangate per impedire l’accesso di altri. Gli organizzatori del Filmfestival si sono visti costretti ad aggiungere due fuori programma per il film «L’Abisso» di Alessandro Anderloni venerdì alle 21 e sabato alle 18 in sala Noi, per soddisfare le numerose richieste.

Il film pluripremiato ha fatto indubbiamente da traino per le proeizioni in teatro, ma era affollatissima anche la sala Noi, dov’era in programma la serata dedicata all’Africa. Con «Voyage au centre de la pierre» del francese Nicolas Gabriel abbiamo visto il più bel documentario naturalistico finora proiettato e sicuramente fra i migliori degli ultimi anni.

Mai una pausa di interesse, inquadrature da brivido e scenari che sì, anche da soli farebbero cinema, ma ci sarebbero, come in Madagascar, in ogni angolo del mondo se ci fosse qualcuno disposto a usare la cinepresa con la stessa abilità. Bravi tutti, anche gli scienziati: biologi, geologi, antropologi, botanici, perfino un musicista chiamato a registrare i suoni della foresta di pietra che costituisce un singolare labirinto carsico e un pentagramma musicale unico. Spiegano cosa stanno facendo e soprattutto si fanno capire.

Un’Africa diversa dagli stereotipi l’hanno presentata Bruno Chiaravallotti e Andrea Balossi Restelli, che hanno documentato in «Dr. Mick e la foresta», il progetto che il Museo trentino di scienze naturali ha in Tanzania per la conservazione della foresta che si estende attorno all’Easter Arc, il luogo al mondo dove è documentato il più alto numero di specie endemiche in rapporto alla superficie.

La cinepresa si muove fra bambini e adulti con la naturalezza di una mosca: registra i dialoghi in swaili di gente che sa di essere ripresa ma anche non capita e perciò parla liberamente di sé, dell’Africa, degli europei, della natura e del suo futuro. È l’Africa vista dagli africani e la colonna sonora sono le voci, i canti e i rumori di chi è davvero protagonista.

«Das Geheimnis des Andenheilers» è il viaggio di iniziazione di un giovane ad opera del padre, erborista guaritore nomade del popolo indigeno Kallawaya sulle Ande boliviane. Il viaggio è l’itinerario di formazione del figlio, che passa dalla foresta che cura, alla capitale che strabilia e riserva ai due, avvolti in varipinti poncho, lo stesso trattamento di un monumento da fotografare con i bimbi accanto. Fotografia e riprese da maestri, protagonisti che recitano esattamente se stessi: risultato garantito.

Fredo Valla, già pluripremiato al Filmfestival della Lessinia, porta questa volta un documentario singolare («La strada dei capelli») sui commercianti di capelli di Elva, nel Cuneese: sa trattare un argomento curioso con delicatezza, facendo parlare l’ultimo «plasiers» (commerciante) e l’ultima donna capace di «cardare» i capelli tagliati.

Questa sera prologo con Giuseppe Sandrini, che presenta alle 18 in sala Noi il libro «La strada di Podestaria». Proiezioni alle 21 in teatro di «Weisse Stille», reparto militare tedesco poco eroico e molto umano, colto sulle Alpi dall’armistizio dell’8 settembre; «La luce dentro. Storia di Armando», alpino che racconta se stesso; «El Nene, la morte della valle», è un altro film di ricordi affidati a Giovanni Nicolini. In sala Noi due proiezioni fuori concorso: «Montegrappa. Luogo della memoria» e «Ritratti. Mario Rigoni Stern» , sulle montagne come scenari di guerra, film forniti dalla Mediateca regionale del Veneto. (v.z.)