Filmfestival Premio Lessinia
Award competition for movies and short films about: “Life, history and tradition in the Mountains”.
Filmfestival / Press review:
Decisioni... (Il Gazzettino del 27 agosto 2006)
Decisioni sagge quelle espresse dalla giuria del XII Film Festival Premio Lessinia presieduta da Italo Zandonella Callegher, concluso sabato. L'articolazione di un regolamento che prevede riconoscimenti a diversi aspetti della odierna realtà "di vita" nelle alte quote, proprio per questo ha consentito di individuare nella trentina di opere selezionate per il concorso il gruppo di titoli che meglio rispondono alle singole tematiche. Si deve dire intanto che i due massimi riconoscimenti, il Cerro d'oro e d'argento, sono andati a film di profonda sensibilità umana.
Diversissimi tra loro, corale il primo, "Bezad's Last Journey" di produzione irlandese e firmato da John Murray anche per la sceneggiatura e la fotografia, racconta "in una atmosfera di intima grandiosità" la vita nomade di un anziano pastore assieme alla famiglia e agli animali (pecore e capre), che una volta all'anno trasmigra attraverso le montagne dell'antica Persia. Ultimo testimone di consuetudini di vita arcaiche.
Il secondo, "La luce dentro, storia di Armando" dell'italiano Remo Schellino, pone davanti all'obiettivo la figura di un vecchio montanaro che ha scelto di convivere, pur nelle ristrettezze, senza rimpianti, in armonia con la natura, trasmettendo un messaggio di saggezza antica.
Un'annata felice aiutata dal direttore artistico del festival Alessandro Anderloni e dai suoi collaboratori attraverso una severa selezione dei materiali arrivati: settata film, quaranta dei quali lasciati fuori. Scelte severe e giuste. Lo hanno capito gli spettatori che hanno affollato sera dopo sera (centinaia coloro che non sono potuti entrare) le due sale di proiezione di Cerro.
Tra i lungometraggi a soggetto ha meritato il Premio della giuria "Der Judas von Tirol" del tedesco Werner Asam. Dalla pièce teatrale di Karl Schonherr ambientata nel Tirolo del 1810 occupato da francesi e bavaresi, spietatamente decisi ad acciuffare Andreas Hofer, leader storico dell'irredentismo nazionale, Asam ha ricreato un racconto corale dove anche il paesaggio montano innevato diventa protagonista. Film duro, ricco di simbolismi (colui che denuncia Hofer, costante invisibile presenza, è Giuda nell'annuale rappresentazione sacra popolare). Recitazione sopra le righe, per una efficace concitazione drammatica.
Vita e tradizioni in montagna recita il sottotitolo del festival. Tutte le montagne del mondo. Per questo il premio del Parco Naturale Regionale della Lessinia la giuria ha voluto attribuirlo a "Voyage au centre de la pierre" del francese Nicolas Gabriel, che è uno straordinario documento naturalistico in un habitat unico al mondo, patrimonio dell'umanità (tra le montagne Tsingy di Bemaraha, nell'Ovest del Madagascar), dove con spirito pionieristico un gruppo di ricercatori individua specie sconosciute di animali.
Simpaticissimo il film italiano "Marghè Marghìer" di Sandro Gastinelli, premio speciale della Regione Veneto, per il messaggio documentato sulla presenza affettiva dell'Uomo in montagna: i "margari" delle baite delle montagne piemontesi, che con le loro mandrie di vacche guardano senza nostalgia per il passato, con sereno ottimismo, alle stagioni future nei pascoli "alti".
Il Curatorium Cimbricus Veronese ha visto premiato per la sezione del festival sulle minoranze linguistiche, "Ci Co Cunta" di Valentina Kastlunger: protagonisti alcuni ragazzi d'oggi che suonano la loro musica senza dimenticare come idioma sempre vivo l'antico ladino. Serate speciali (una con l'alpinista-esploratore Henri Agresti), incontri con i registi, una tavola rotonda, tutto con la "regia" di Anderloni. E cena finale a base di gnocchi di malga della Lessinia.
Piero Zanotto
Diversissimi tra loro, corale il primo, "Bezad's Last Journey" di produzione irlandese e firmato da John Murray anche per la sceneggiatura e la fotografia, racconta "in una atmosfera di intima grandiosità" la vita nomade di un anziano pastore assieme alla famiglia e agli animali (pecore e capre), che una volta all'anno trasmigra attraverso le montagne dell'antica Persia. Ultimo testimone di consuetudini di vita arcaiche.
Il secondo, "La luce dentro, storia di Armando" dell'italiano Remo Schellino, pone davanti all'obiettivo la figura di un vecchio montanaro che ha scelto di convivere, pur nelle ristrettezze, senza rimpianti, in armonia con la natura, trasmettendo un messaggio di saggezza antica.
Un'annata felice aiutata dal direttore artistico del festival Alessandro Anderloni e dai suoi collaboratori attraverso una severa selezione dei materiali arrivati: settata film, quaranta dei quali lasciati fuori. Scelte severe e giuste. Lo hanno capito gli spettatori che hanno affollato sera dopo sera (centinaia coloro che non sono potuti entrare) le due sale di proiezione di Cerro.
Tra i lungometraggi a soggetto ha meritato il Premio della giuria "Der Judas von Tirol" del tedesco Werner Asam. Dalla pièce teatrale di Karl Schonherr ambientata nel Tirolo del 1810 occupato da francesi e bavaresi, spietatamente decisi ad acciuffare Andreas Hofer, leader storico dell'irredentismo nazionale, Asam ha ricreato un racconto corale dove anche il paesaggio montano innevato diventa protagonista. Film duro, ricco di simbolismi (colui che denuncia Hofer, costante invisibile presenza, è Giuda nell'annuale rappresentazione sacra popolare). Recitazione sopra le righe, per una efficace concitazione drammatica.
Vita e tradizioni in montagna recita il sottotitolo del festival. Tutte le montagne del mondo. Per questo il premio del Parco Naturale Regionale della Lessinia la giuria ha voluto attribuirlo a "Voyage au centre de la pierre" del francese Nicolas Gabriel, che è uno straordinario documento naturalistico in un habitat unico al mondo, patrimonio dell'umanità (tra le montagne Tsingy di Bemaraha, nell'Ovest del Madagascar), dove con spirito pionieristico un gruppo di ricercatori individua specie sconosciute di animali.
Simpaticissimo il film italiano "Marghè Marghìer" di Sandro Gastinelli, premio speciale della Regione Veneto, per il messaggio documentato sulla presenza affettiva dell'Uomo in montagna: i "margari" delle baite delle montagne piemontesi, che con le loro mandrie di vacche guardano senza nostalgia per il passato, con sereno ottimismo, alle stagioni future nei pascoli "alti".
Il Curatorium Cimbricus Veronese ha visto premiato per la sezione del festival sulle minoranze linguistiche, "Ci Co Cunta" di Valentina Kastlunger: protagonisti alcuni ragazzi d'oggi che suonano la loro musica senza dimenticare come idioma sempre vivo l'antico ladino. Serate speciali (una con l'alpinista-esploratore Henri Agresti), incontri con i registi, una tavola rotonda, tutto con la "regia" di Anderloni. E cena finale a base di gnocchi di malga della Lessinia.
Piero Zanotto
