Filmfestival Premio Lessinia
Award competition for movies and short films about: “Life, history and tradition in the Mountains”.
Filmfestival / Press review:
Filmfestival, si pensa in grande (L'Arena del 30 agosto 2006)
Cerro. «Abbiamo respirato un’aria nuova al Filmfestival. Un’atmosfera davvero da "Festival del cinema"», è la sintesi di Alessandro Anderloni, trentaquattrenne regista e direttore artistico della manifestazione, a due giorni dalla chiusura che lo ha visto sul palco del teatro e nella sala Noi per ben nove sere di seguito a presentare film e registi.
Il tocco caratterizzante di questa dodicesima edizione? «Sicuramente la presenza di registi di tutta Europa. Sabato, nella serata delle premiazioni, c’erano ospiti dall’Irlanda, dalla Francia, da molte città della Germania, dall’Austria... È il segno che siamo credibili e che possiamo aspirare a diventare un punto di riferimento europeo nella nicchia di opere riguardanti la vita, la storia e la tradizione in montagna», risponde Anderloni.
Gli va riconosciuto il merito di aver centrato anche una selezione di film che hanno fatto il pienone: «Sono felice che sia stata unanimemente apprezzata la selezione. Abbiamo visto ottimi film, documentari raffinati, cortometraggi coraggiosi. Se n’è accorta anche la giuria che ha confessato di essersi trovata in imbarazzo tra le tante opere di valore. Il Cerro d’oro a «Bezad’s last journey», dell’irlandese John Murray, è andato a un grande film, dimenticato dalla giuria del Festival di Trento, ma non dalla nostra, che si è confermata all’altezza del compito affidatole». «Sono soddisfatto anche del felice ritorno dei film sulle minoranze linguistiche, ben cinque titoli che hanno impegnato l’intero pomeriggio di sabato e tra i quali la giuria ha scelto "Ci co cunta" della regista ladina Valentina Kastlunger, un coraggioso approccio all’incontro fra antico e moderno, una fiction su una minoranza che vive con orgoglio la propria identità», sottolinea Anderloni.
«Per il prossimo anno mi piacerebbe coinvolgere anche nuovi autori veronesi, perché ci sono tanti giovani registi che lavorano su cortometraggi e videoclip ai quali vorrei chiedere di interessarsi di Lessinia e di montagna in generale», aggiunge il direttore artistico.
Il calo di presenza di documentari naturalistici, rispetto agli anni scorsi, è stato compensato da un’opera eccezionale come «Voyage au centre de la pierre», del francese Nicolas Gabriel, «ma è un settore nel quale mi impegnerò in futuro a cercare nuovi autori e nuove proposte, perché credo che la vita in montagna non sia solo quella dell’uomo ma anche quella di animali e natura in genere», precisa Anderloni.
Il successo di pubblico è stato sopra le attese: entrambe le sale, messe a disposizione dalla parrocchia, hanno visto presenza costante di spettatori, con pienoni che hanno costretto a limitare l’accesso per motivi di sicurezza. È una scommessa vinta da Anderloni che ha avuto il coraggio di proporre due proiezioni in contemporanea su sale diverse, sfidando quanti temevano il boicottaggio dei registi o la disaffezione del pubblico. Che invece si è dimostrato più maturo del previsto scegliendo le proiezioni di maggior interesse e riservandosi di visionare le rimanenti negli spazi messi a disposizioni dalla biblioteca. Lì era allestita una sala video dove a richiesta e su prenotazione era possibile vedere tutti i film in concorso.
«Le due sale di proiezione hanno permesso, e permetteranno in futuro, di poter alternare film in concorso e fuori concorso e di proporre retrospettive e film d’epoca. In questo senso sono già in cantiere alcune idee per il 2007», anticipa il direttore artistico.
Se Murray si è portato a casa il Cerro d’oro e il sostanzioso assegno di 2.500 euro offerti dall’amministrazione comunale di Cerro, altri primi premi vanno a diversi protagonisti. «Ci sono molti ringraziamenti che dovrei fare», riconosce Anderloni, «perché in una settimana si consuma un lavoro di preparazione, di ricerca, di organizzazione lungo un anno. Oltre ai registi, che sono e dovranno restare i protagonisti indiscussi del Filmfestival, ci sono almeno altri quattro protagonisti da premiare: il pubblico, che ha riempito il teatro dalla prima all’ultima sera, a differenza di molti altri festival che accolgono i registi con sale desolatamente vuote; il paese di Cerro, che si sta affezionando al suo Filmfestival e che quest’anno ho sentito presente, attento perfino orgoglioso di avere una manifestazione così importante; il Curatorium Cimbricum Veronense, anima artistica della manifestazione, che quest’anno ha finalmente dimostrato di amare; infine lo staff, un gruppo di persone entusiaste, battagliere e simpatiche. In poche settimane abbiamo esaminato oltre 70 film, tradotto 12 film stranieri poi doppiati o sottotitolati in diretta, realizzato una catalogo stupendo, un sito Internet in italiano e in inglese aggiornato ora per ora, tenuto i contatti con registi di mezza Europa, gestito un’efficiente segreteria organizzativa. Tutto grazie a un generoso lavoro di volontariato che in futuro dovrà essere meglio riconosciuto».
Lo aveva già anticipato nell’intervista di metà Festival, quella che tradizionalmente serve a far discutere e a provocare, ma ora lo conferma: «La prima cosa da fare è creare una segreteria organizzativa a Cerro che lavori per il Filmfestival tutto l’anno, perché ora non si scherza più. Si chiude l’epoca del "piccolo Filmfestival di montagna" e si apre una nuova stagione che dovremo riuscire a inventare già a partire dalla prossima edizione. Ecco perché chiedo con vigore ai tre principali promotori del Festival, il Curatorium Cimbricum Veronense, inventore del Filmfestival, al Comune di Cerro Veronese e alla Comunità montana della Lessinia, di sedersi al più presto attorno a un tavolo perché la struttura e i fondi del Filmfestival siano adeguati alla sua crescita e a quanto l’evento produce in termini di immagini per l’intera Lessinia e la provincia di Verona».
«In questo sarà prezioso anche il sostegno di Regione e Provincia, ma anche degli altri due partner che vogliono bene al Filmfestival fin dalle prime edizioni: la Cassa rurale Bassa Vallagarina e il consorzio Bim Adige. Qualcuno parla di ingresso a pagamento alle proiezioni e di sponsor privati. Ci si può pensare», conclude Anderloni, «ma una manifestazione del genere sta in piedi solo se gli enti che la sostengono investiranno di più. Per quanto mi riguarda, io sono pronto a fare la mia parte e a cogliere la sfida del futuro».
Vittorio Zambaldo
