Filmfestival Premio Lessinia
Award competition for movies and short films about: “Life, history and tradition in the Mountains”.
Filmfestival / Press review:
Il Filmfestival è arrivato al bivio (L'Arena, 25 agosto 2006)
Cerro. «Non possiamo più dire che qui si svolga un piccolo festival del cinema di montagna», è la premessa che il direttore artistico del Filmfestival Premio Lessinia, Alessandro Anderloni, mette come cappello al suo ragionamento-provocazione di metà rassegna. Sulla scorta di quanto successo lo scorso anno, vuole riflettere ad alta voce e stimolare il dibattito sul presente e il futuro del concorso più seguito sulla montagna veronese.
L’estate scorsa la minaccia di portare altrove il Filmfestival aveva provocato un vespaio dai benefici effetti sull’attuale programmazione: teatro interamente rinnovato nell’arredamento e nell’impiantistica, doppia sala di proiezione, coinvolgimento dei ristoratori, ingresso della Regione fra i sostenitori, maggior coinvolgimento dell’amministrazione comunale rispetto al passato.
«Ecco, vorrei dare la stessa scossa», esordisce Anderloni, che da dieci anni ha responsabilità nella programmazione, «sull’onda del successo di quest’anno con 16 presenze straniere fra i 30 film in concorso, per dire che davvero non è più un piccolo festival: resterà un festival di nicchia, ma sarà sempre più internazionale».
Registi veronesi a riposo per le future edizioni? «Tutt’altro», risponde Anderloni, «perché già da quest’anno mi aspettavo un guizzo di fantasia e novità in più. Spero che il confronto con autori stranieri e italiani di alto livello induca a considerare che ci sono sulla nostra montagna ancora tante cose da raccontare, senza necessariamente scomodare i ricordi dei vecchi.
Piuttosto mi interrogherei sull’utilità di riproporre ancora il concorso per le scuole, se non riusciamo a coinvolgere qualche altro istituto: la delusione più grande non è per i risultati dei film prodotti a scuola, ma per la partecipazione», sottolinea.
Viceversa Cerro, come paese, parrocchia, amministrazione, ha risposto bene, «ma non ci possiamo più reggere sul volontariato. Servono una segreteria operativa che tenga contatti con autori di tutto il mondo, collaboratori specializzati che girino, soprattutto nei paesi dell’America latina e dell’Africa, alla ricerca delle migliori produzioni e le segnalino.
«Per i nostri concorsi futuri non dovremmo più pescare dai cataloghi di altre manifestazioni, ma scovare novità tali che siano gli altri a richiedere la partecipazione dei film visti a Cerro», aggiunge il giovane regista, che ha in mente di coinvolgere per il futuro anche personaggi di richiamo e chiede di creare in paese un punto di incontro e ritrovo fuori del teatro.
«Mi chiedo se Comunità montana e Provincia, che da più anni sono coinvolte nella manifestazione, abbiamo capito che cosa il Filmfestival e diventato e che cosa potrebbe diventare. Siamo a un bivio: o si cresce in maniera esponenziale, cavalcando il successo degli ultimi anni o ci si ferma cullandosi sulla soddisfazione dei risultati raggiunti, ma con la prospettiva di diventare ripetitivi e sparire», prevede il direttore artistico, che lascia al paese e alla Lessinia in genere il compito di investire o trovare investimenti adeguati alla crescita che la manifestazione promette di avere.
Vittorio Zambaldo
