Filmfestival Premio Lessinia
Award competition for movies and short films about: “Life, history and tradition in the Mountains”.
Filmfestival / Press review:
Malgari, segni di morte e di speranza (L'Arena del 27 agosto 2006)
Cerro. L’ultima serata di proiezioni (ma quest’oggi alle 21, a ingresso libero, si potranno vedere ancora una volta i film premiati), la scena è stata tenuta da ben due film arrivati fra i top del concorso e da un terzo che ha meritato una menzione speciale.
Detto del Cerro d’oro a «Bezad’s last journey», il premio speciale della Regione è finito invece nella mani di Sandro Gastinelli, giovane e bravo regista cuneese che da anni torna a Cerro con opere che lasciano il segno. La sua storia professionale è anche la storia di una riflessione sull’essere e vivere in montagna, che per il regista e sua moglie Marzia Pellegrino, che ne condivide il lavoro, è diventata anche scelta di vita nell’isolata contrada di Rosbella, vicino a Boves, dove vivono in sette persone, ma dove ha messo in piedi, alla pineta della Sorgente, un teatro all’aperto per il più piccolo filmfestival del mondo, «la Croisette dei malgari», la definisce spiritosamente Gastinelli.
«Marghè marghier» è il ritratto di un mondo che c’era e che continua, quello dei malghesi. La transumanza non è più a piedi, ma prevalentemente su grandi camion che trasportano le mandrie fin dove la strada lo permette, e con lo sfondo del Monviso questi protagonisti dell’Alpe con i loro animali, raccontano se stessi, la fatica e la gioia, la voglia di continuare ad essere quello che sono e che sono stati i loro vecchi, senza perdere di vista il nuovo che può aiutarli a restare quello che più desiderano.
Scompariranno? Se lo chiedono in tanti, ma Gastinelli non risponde, dice solo, a obiettivo chiuso e prima dei titoli di coda: «È un’avventura...», facendo capire che c’è tutt’altro che malinconia o nostalgia, «ma una visione completamente rivolta al futuro. Questa non è l’ultima stagione, ma è la prima del futuro, per la montagna», sottolineano i giurati nel verbale di premiazione.
Tutt’altro spirito di quello espresso in «Greina» di Villi Hermann, visto subito dopo, dove i silenzi dei malgari intenti a fare il formaggio sembrano proludere alla morte della loro attività e dell’alpeggio. Le severe norme igieniche impongono di abbandonare la maniera tradizionale di lavorare e l’ultima abbagliante immagine di un malgaro in tuta bianca, in una sala di caseificazione completamente piastrellata di bianco, fra contenitori d’acciaio, lascia l’impressione che sia riuscita perfettamente l’operazione, ma il paziente sia del tutto morto. (v.z.)
Detto del Cerro d’oro a «Bezad’s last journey», il premio speciale della Regione è finito invece nella mani di Sandro Gastinelli, giovane e bravo regista cuneese che da anni torna a Cerro con opere che lasciano il segno. La sua storia professionale è anche la storia di una riflessione sull’essere e vivere in montagna, che per il regista e sua moglie Marzia Pellegrino, che ne condivide il lavoro, è diventata anche scelta di vita nell’isolata contrada di Rosbella, vicino a Boves, dove vivono in sette persone, ma dove ha messo in piedi, alla pineta della Sorgente, un teatro all’aperto per il più piccolo filmfestival del mondo, «la Croisette dei malgari», la definisce spiritosamente Gastinelli.
«Marghè marghier» è il ritratto di un mondo che c’era e che continua, quello dei malghesi. La transumanza non è più a piedi, ma prevalentemente su grandi camion che trasportano le mandrie fin dove la strada lo permette, e con lo sfondo del Monviso questi protagonisti dell’Alpe con i loro animali, raccontano se stessi, la fatica e la gioia, la voglia di continuare ad essere quello che sono e che sono stati i loro vecchi, senza perdere di vista il nuovo che può aiutarli a restare quello che più desiderano.
Scompariranno? Se lo chiedono in tanti, ma Gastinelli non risponde, dice solo, a obiettivo chiuso e prima dei titoli di coda: «È un’avventura...», facendo capire che c’è tutt’altro che malinconia o nostalgia, «ma una visione completamente rivolta al futuro. Questa non è l’ultima stagione, ma è la prima del futuro, per la montagna», sottolineano i giurati nel verbale di premiazione.
Tutt’altro spirito di quello espresso in «Greina» di Villi Hermann, visto subito dopo, dove i silenzi dei malgari intenti a fare il formaggio sembrano proludere alla morte della loro attività e dell’alpeggio. Le severe norme igieniche impongono di abbandonare la maniera tradizionale di lavorare e l’ultima abbagliante immagine di un malgaro in tuta bianca, in una sala di caseificazione completamente piastrellata di bianco, fra contenitori d’acciaio, lascia l’impressione che sia riuscita perfettamente l’operazione, ma il paziente sia del tutto morto. (v.z.)
